Lavoro e salari valgono più di 10 minuti di discussione

Di Carmelo Diaz Del Moral

È da più mesi, ormai, che il tema dell’introduzione del salario minimo legale occupa parte del dibattito politico in Ticino. Bisogna concretizzare l’iniziativa “Salviamo il lavoro in Ticino!”, votata dai ticinesi più di due anni fa. Lo scorso mese d’agosto è giunta anche la tanto attesa sentenza del Tribunale federale, il quale ha respinto i ricorsi del padronato e delle associazioni economiche contro un’iniziativa analoga nel Canton Neuchâtel: l’introduzione del salario minimo è conforme alla Costituzione ed è una misura valida di politica sociale per lottare contro la povertà.

Malgrado ciò siamo constatiamo l’allarmante disinteresse dei partiti di maggioranza ticinesi quando si tratta di discutere dei salari e delle condizioni reali del lavoro in Ticino.

Durante la seduta parlamentare dello scorso lunedì 17 settembre, per esempio, il Consigliere di Stato Christian Vitta ha dovuto rispondere a un’interpellanza che chiedeva il parere del Governo sulla situazione attuale del mercato del lavoro in Ticino. Una situazione che il Ministro liberale ha liquidato in poco più di 10 minuti. In seguito alla proposta di discussione generale in Parlamento i partiti di maggioranza, in blocco, hanno votato contro.

È normale quindi che i cittadini siano arrabbiati, perché la situazione non è così com’è stata dipinta in quei pochi minuti. I Ticinesi sarebbero più tranquilli se vedessero i loro rappresentanti in Parlamento cercare realmente delle soluzioni ai problemi del mercato del lavoro. E perché? Perché i salari sono calati gli ultimi anni in ben 7 sezioni economiche su 17, la disoccupazione di lunga durata – ossia quelle persone che non appaiono nelle statistiche degli Uffici regionali di collocamento (URC) – e i casi di assistenza stanno aumentando sempre di più. La sottoccupazione e i lavori a tempo parziale sono in preoccupante aumento negli ultimi anni e si sta producendo un pericoloso aumento del lavoro in nero. I cittadini che si trovano in questa situazione hanno bisogno di una risposta che non è stata data.

In Ticino il 31% dei cittadini, ticinesi e residenti, vivono a rischio di povertà. Il salario mediano in Ticino è di oltre 1’000 franchi inferiore al resto della Svizzera. Noi guadagniamo mediamente il 17,2% in meno dei nostri concittadini a Nord delle Alpi e in alcuni rami il divario è molto più alto. Sono inoltre più di 20’000 le persone che ricevono un salario inferiore a 21 franchi l’ora. Con questi dati, appare perciò normale che anche i nostri giovani emigrino sempre di più oltre Gottardo alla ricerca di un’opportunità professionale e un progetto di vita che il Ticino nega loro.

Tutti questi dati possono sembrare noiosi a chi non ama i numeri, ma i fatti ci dimostrano invece che la situazione attuale del mercato del lavoro è realmente diversa da come il DFE e i partiti di maggioranza cercano di dipingere; non è chiudendo gli occhi e premendo il bottoncino rosso del “no alla discussione” che si risolvono i nostri problemi.

Le proposte per risolvere i problemi del mercato del lavoro sono da anni sul tavolo di lavoro. E la più importante oggi è adottare un salario minimo legale dignitoso, applicando una volta per tutte l’iniziativa votata dai ticinesi più di due anni fa. Anche perché, senza dubbio, la dignità dei lavoratori e delle lavoratrici di questo Cantone vale più di 10 minuti di discussione.

L’autore è segretario politico del Partito Socialista

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