LIA, sempre peggio

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Leggiamo su La Regione Ticino di due giorni fa le disavventure di un impresario edile che, incappato negli ispettori LIA, paga salata la sua ignoranza. Fa sorridere amaramente che questa legge avrebbe dovuto tutelare proprio quelli come lui.

“Una multa «fino a 50mila franchi» potrebbe essere inflitta all’impresario confederato Osvaldo Bariletti, la cui manodopera è stata controllata una decina di giorni fa su un cantiere in via Varenna dagli ispettori della commissione di vigilanza Lia. Bariletti, titolare della Wibag Bau Ag con sede a Muralto, attivo nel campo dell’edilizia da oltre 45 anni, lamenta i metodi applicati dagli ispettori e le modalità di allontanamento di 8 operai: 2 pittori e 6 gessatori che operavano sotto la Barimax”

Peraltro i suoi operai, adesso in prelicenziamento, erano tutti svizzeri a detta del Bariletti. La LIA, checché se ne dica, ha creato una marea di problemi e un profondo malcontento fra gli artigiani, che invece che protetti si sentono vessati.

Ricordiamo che la LIA è stata votata in Parlamento quasi all’unanimità non considerando l’opinione di chi operava nel settore. Furono poco dopo 4600 le firme depositate in una petizione rivolta al Governo per abrogare la legge.

Inoltre, l’associazione mantello aveva già avvisato la politica dei problemi che la legge avrebbe potuto creare. Ora sulla LIA pendono dei ricorsi: se verranno accolti, dovranno essere rifusi agli artigiani centinaia di migliaia di franchi.

Iniziative come la LIA e il logo Claro (impiego di solo personale residente) mettono in cattiva luce l’industria di esportazione che ha Italia il suo sbocco naturale. Un artigiano, collegandosi al caso Argo1, sui social scrive:

E tutto questo per non ottenere nulla, per non risolvere problemi che siamo noi a creare. I padroncini li chiamiamo noi, le delibere a chi offre a prezzi stracciati le facciamo noi. Oppure pensavamo davvero che nei 35.- franchi di Argo1 ci stava il salario contrattuale gli oneri sociali e il guadagno della Argo1 ?

 Se anche lo Stato, che da una parte cerca di proteggere gli artigiani, poi si piega alle logiche perverse del mercato, abbiamo dei problemi seri. Inoltre, alla luce del boom di fallimenti (in progressione del 14,4% da gennaio a settembre) urgono seri provvedimenti che la politica nostrana sembra faticare a mettere in atto.

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