L’UDC e la sua vena militarista

Il presidente del gruppo parlamentare UDC caldeggia l’acquisto di 55 aerei da combattimento per un costo di circa 15 miliardi di franchi

Di Marco Narzisi

Il presidente (dimissionario) del gruppo parlamentare democentrista Adrian Amstutz, in un’intervista alla NZZ, ha dichiarato che la Svizzera ha bisogno di 55 nuovi caccia di combattimento, o almeno di 40. Le  varianti proposte dal gruppo di esperti istituito dal Dipartimento della Difesa variano fra i 20 e i 70 aerei a cui si aggiunge un sistema di difesa terra-aria BODLUV. I costi? Si va dai “soli” 5 miliardi i franchi per la soluzione “low cost” con 20 aerei e il sistema di difesa, fino ai 18 previsti per la soluzione da 70 aerei.

La soluzione caldeggiata ad Amstuzt verrebbe a costare all’incirca 15 miliardi di franchi.

Miliardi.

Non milioni, non bruscolini. In questo caso l’UDC sembra mettere in secondo piano la votazione del maggio 2014 che, sebbene non attinente a questo caso, aveva bocciato l’acquisto di 35 aerei Gripen: probabilmente in questo caso il segnale lanciato dalla popolazione era troppo debole, non ci sono altre spiegazioni, la prossima volta bisogna accendere una specie di BAT-segnale nei cieli elvetici.

A proposito di cieli: vorremmo capire in quale misura le soluzioni meno costose, da 5 e 8 miliardi, non sarebbero sufficienti a garantire la sicurezza della popolazione, e sarebbero addirittura “un pericolo pubblico” nelle parole di Amstutz. Bisogna per forza spendere 15 miliardi per garantire la sicurezza della popolazione, dice il consigliere nazionale UDC: però poi ci spiegherà che cosa ce ne facciamo di 55 nuovi caccia se, come è venuto fuori nel caso del dirottamento dell’aereo dell’Ethiopian Airlines del febbraio del 2014, le nostre forze aree sono operative tra le 8.00 e le 12.00 e dalle 13.30 alle 17.00.

I famosi orari d’ufficio per cui mezza Europa ci ha riso dietro con battute del tipo “se dovete attaccare la Svizzera, fatelo fra le 17 e le 8.00”.

L’UDC ci illuminerà anche su quali siano le minacce così immediate e urgenti per il nostro Paese per dover spendere una cifra galattica a protezione dei nostri cieli, quando quei miliardi di franchi potrebbero essere impiegati per scopi sociali.

Ma il problema non è neanche questo, in fondo, e semmai bisognerebbe discutere del budget complessivo assegnato alla Difesa, più che dei singoli acquisti, che da esso dipendono. Il fatto è che vorremmo sinceramente capire il senso di spendere quindici-e-dico-quindici miliardi-non-milioni di franchi per comprare aerei da combattimento da tenere parcheggiati quando le minacce reali per la sicurezza del Paese sono ormai quelle informatiche. E su questo, secondo Edouard Bugnion, il vicepresidente per i sistemi informativi del Politecnico di Losanna intervistato da Swissinfo nel mese di maggio, la Svizzera è in ritardo di 20 anni; un paio di mesi prima, il ministro della Difesa Parmelin aveva annunciato la volontà di triplicare gli effettivi dell’unità operativa contro gli attacchi informatici, che consta appena di 50 unità. Inoltre nel mese di settembre il Consiglio degli Stati ha votato, contro il parere del Consiglio Federale, una mozione per la creazione di un centro federale per la cybersicurezza che affianchi l’attuale Centrale d’annuncio e d’analisi per la sicurezza dell’informazione (Melani), che ha una funzione solo preventiva. Sempre nel mese di settembre, è giunta la notizia di un attacco informatico ad alcuni server, guarda un po’, del Dipartimento della Difesa, compiuto nel mese di luglio e bloccato dagli specialisti della Confederazione, attacco di cui non è stato fornito alcun dettaglio.

Insomma, al di là della retorica antimilitarista la questione è importante nel merito: è davvero impossibile schiodarsi da una gestione della sicurezza che comporti la spesa di soldi pubblici per l’acquisto continuo di armamenti in previsione di minacce e che, diciamolo, al momento non sembrano neanche lontane all’orizzonte, quando invece un singolo attacco informatico ben orchestrato potrebbe mettere in ginocchio un intero Paese? Qualcuno ricordi all’UDC che gli hacker non puoi bombardarli, ma con i soldi di 55 caccia puoi pagare centinaia di specialisti addestrati a bloccare minacce che, come abbiamo visto, sono tutt’altro che remote.  

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