MAT: non chiudiamo il sipario!

Di Redazione

Sgomberiamo il terreno dai potenziali equivoci. Il MAT (Movimento Artistico Ticinese) è una realtà solida, consolidata e di successo. Lo stabile che occupa attualmente, e in cui sono stati recentemente investiti quasi 200’000 franchi di ristrutturazione, ospita regolarmente 550 allievi, 36 insegnanti professionisti e altre 4 persone nel settore amministrativo e logistico per un totale di 63 corsi. La sua cifra d’affari annuale è intorno ai 600’000 franchi. Col progetto “Format”, il MAT è presente in 17 scuole del Luganese dove tiene corsi doposcuola di danza e musica.

Sappiamo tutti cosa significhino questi numeri in Ticino. Dire che il MAT funziona è ingeneroso. Il MAT funziona alla grande. Musica, teatro, danza, musical le materie che si insegnano. Il MAT acquista anche annualmente centinaia di biglietti per spettacoli teatrali a Lugano e la struttura risulta, a livello privato, una delle più grandi in Svizzera.

Numerosi consiglieri comunali, municipali e addirittura il sindaco hanno espresso parole di lode nei confronti del MAT e del lavoro aggregativo e sociale che produce.

Oggi il MAT rischia lo sfratto. Al suo posto dovrebbe passare, come da piano regolatore, la pista ciclabile del parco fluviale. Mirko D’Urso, direttore del MAT da noi intervistato, non si lamenta in fondo per le modalità:

“Sapevamo che sul terreno privato da noi occupato il Comune aveva un diritto di esproprio, ma pensavamo di avere un po’ più di tempo, anche perché avevamo avuto assicurazioni ufficiose in tal senso. Ora ci troviamo a dover fare i bagagli probabilmente entro il 2020. La nostra speranza era che riconosciuto il valore anche sociale del MAT e vedendo i suoi numeri, il Comune avrebbe potuto modificare, anche di poco il tracciato, per evitare l’abbattimento dello stabile, in cui abbiamo investito.”

Mirko D’Urso, rivendica non dei sussidi, ma un eventuale aiuto per risolvere dei problemi oggettivi:

“Il futuro mi preoccupa, per spostarci dobbiamo trovare una struttura adeguata. Questo vuol dire uscire da Lugano o trovare stabili che però devono essere ristrutturati, e noi non possiamo permetterci attualmente di investire altre cifre in modifiche. Ci tengo a precisare che la nostra realtà è in crescita e che quest’anno collaboreremo anche con Lugano In Scena. Il nostro lavoro non è solo artistico ma utile anche alla Città, che potrebbe, con poca spesa, aiutarci eventualmente a modificare degli stabili per renderli idonei. Nessuna carità. Paghiamo l’affitto, siamo autonomi, impieghiamo decine di persone. Avremmo, se del caso, bisogno solo di una mano dal Comune per riavviare il tutto senza pregiudicare la nostra attività.”

Un augurio di GAS per una soluzione condivisa che aiuti un’attività che per una serie di casi si trova in difficoltà non finanziarie ma logistiche. Sembra comunque che anche a livello politico qualcosa si stia muovendo. Attendiamo fiduciosi, sarebbe un peccato far saltare delle attività così interessanti quando con un poco di volontà si potrebbe risolvere il problema.  

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