Molestie, le nostre donne parlano

Le testimonianze delle donne ticinesi molestate sessualmente

Di Corrado Mordasini

Non sono nostre, ma lo sono perché sono la compagna, la madre, la sorella, la signora davanti a noi nella coda alla Coop, la collega d’ufficio. Sono le donne di tutti i giorni che vivono in Ticino. Donne che hanno deciso di parlare.

Nostra intenzione era raccogliere qualche testimonianza, e si sono aperte le cateratte. Quello che è successo e succede a loro tutti i giorni non sono equivoci, o la sbagliata reazione a un complimento. Il loro è disagio, spesso paura o schifo.

Se leggerete queste testimonianze scoprirete un abisso in cui l’equivoco non è possibile. C’è solo la vergogna. Vergogna per certe persone che contrappongono il proprio egoismo sessuale al benessere altrui.

È un discorso enorme, gigantesco. Ve lo proponiamo tutto, anche se è lungo. Decine di testimonianze, di storie. È un discorso che non si esaurirà mai, figuriamoci in alcuni articoli. Oggi però, che non è la giornata della donna, della bambina o di chissà che altro, abbiamo deciso di affrontare il tema. Lo faremo qui, nel video, e in altri pezzi. Perché ogni giorno dovrebbe essere non quello della donna, ma quello del rispetto altrui.

Complesse le radici del problema, che affonda in una società schiavisticamente patriarcale, dove solo fino a pochi decenni fa, la donna era considerata una proprietà del maschio. Ma ora lasciamo che siano loro a parlare, le nostre donne, il nostro patrimonio umano maltrattato e vilipeso:

 

 Il mondo è talmente pieno di stronzi che di volgarità ne sento pure quando sono in giro con i bimbi
V.C.

Una sera, pochi mesi fa nel mio locale preferito, stavo chiacchierando con un amico ed ero appoggiata col braccio al muro. Sento qualcuno che mi tocca l’ascella. Un dito viscido, furtivo, veloce. Mi giro di scatto, vedo il ragazzo che avevo appena “disciolato” perchè continuava a farmi il filo, anche se gli avevo detto che non ero interessata ed ero occupata. Mi guarda negli occhi con un ghigno esagerato, mentre si succhia il dito col quale mi aveva toccata. Mi sono sentita derubata e svilita, quel ghigno mi ha fatto venire i brividi… e non di piacere.
N.G.

Avevo poco più di 19 anni, primo giorno di prova come cameriera in un ristorante del Mendrisiotto. Un anziano che poteva essere mio nonno, oltre a delle squallide battute inappropriate ha deciso di appoggiare delicatamente la sua lurida mano sul mio gluteo destro, io lo insulto, vengo licenziata ancor prima di essere presa, perché come spiega il proprietario del ristorante, originario di Napoli, “Sai, è un buon cliente”…. Dopo tre anni di scuola e sacrifici, ho deciso di cambiare lavoro, ora sono chef e finalmente le mani sul culo le metto io al massimo!!
A.G.

A 13 anni sono stata molestata da un vecchio viscido vicino di casa, lo choc è stato così forte che l’ho cancellato dalla mia mente, ma dopo 35 anni mi è tornato in mente ed è stato ancora più traumatico, psichiatra, terapie che continuano ancora adesso.
G.R.

15 anni, bagno pubblico, un branco…orrore e vergogna perché comunque ti senti in colpa, anche se sei poco più di una bambina, e allora a 15 anni lo si era davvero. E nell’indifferenza totale degli altri bagnanti nonostante le urla e il pianto.
R.Q

Potrei raccontarti di quando a dodici anni presi una lezione di equitazione e il tizio, padre di famiglia, per spiegarmi che dovevo alzare il sedere affondò la sua mano nelle mie chiappe. Mai più stata a cavallo da allora. Oppure quando a 14 anni ad una festa un tizio con cui stavo incrociando mi portò al parco giochi discosto. Per limonare in pace, pensavo io. Invece là ci aspettava il suo amico. Non so quante volte ho detto no invano. Solo quando mi sono messa a urlare e scalciare come una matta mi hanno finalmente lasciata in pace. Qualche anno più tardi un tizio abusò della sua posizione di potere per abusare di me. Non ne ho parlato con nessuno, mi vergognavo perché pensavo che, in fondo, era un po’ colpa mia. Perché a casa sua ci ero andata di mia spontanea volontà. Anni più tardi seppi che si vantava con i suoi conoscenti perché “quella me la sono scopata quando era ancora fresca”. Sarei stata ancora in tempo per denunciarlo, ci pensai seriamente, ma ero già un personaggio pubblico: cosa avrebbe detto la gente di me? Poi c’è stato quello che sul bus si sedette accanto, bloccandomi al finestrino, con la sua mano sulla mia coscia. Gli chiesi di andarsene e lasciarmi in pace. Mi rispose che non dovevo far finta che non mi piacesse. Ho urlato, lui si è alzato ed è sceso alla fermata successiva. Quello che sul treno si piazzò di fronte e cominciò a menarselo, oppure quello che ti segue sulla strada buia verso casa facendo proposte oscene. Tante storie. Troppe. Troppe anche perché non conosco nessuna che non ne abbia vissuta almeno una. E troppe perché avendo vissuto certe cose, i commenti sessisti e volgari che ti urlano dietro per strada paiono quasi dei complimenti.

(…)Ho due figlie piccole: spero con tutto il cuore che saprò insegnare loro la determinazione per opporsi a qualsiasi tipo di attenzione non gradita. Perché, ed è tristissimo, la domanda non è se subiranno degli abusi, ma quando.
G.G.

Il (xxx) aveva l’abitudine di tentare di baciare probabilmente diverse dipendenti. Per andare in municipio sceglievo i giorni in cui ero sicura di non incontrarlo in corridoio. Sembrava si appostasse per beccarti come una preda. Situazione molto sgradevole. Inoltre non sapevi se era il caso di denunciarlo o no. Sempre la tua parola contro la sua… con tanto di imbarazzo. La situazione si è risolta solo quando è andato in pensione, addio molestatore! Ma ho raccontato a mio marito questa storia solo anni dopo.
B.A.

Dovessi aprire il libro sarebbero tante lacrime e umiliazioni che mi porterò per tutta la vita fino alla tomba. Parenti vicini, educatori, maestro ancora attivo, attore, amici che ti offrono anfetamine per il sesso di gruppo, dove finire, operai che fischiano e urlano parole indegne, sguardi volgari e poi gli uomini che vogliono il tuo bene ma ti calpestano con i tradimenti…. Ho imparato a mettere tutto in valigia e chiuderla in solaio per una sopravvivenza dignitosa. Grazie di averci pensato ma è troppo tardi ed ho ancora vergogna.
M.C.

Mi è successo molte volte. Per essere breve; quando ero una ragazzina apprendista in ufficio e il disegnatore faceva apprezzamenti o mi ficcava la lingua in bocca. Quando un mio amico mi voleva parlare e invece mi ha buttato sul letto e ho dovuto subire….quello che lui pensava mi piacesse. Quando invece facevo le notti ( cambiato mestiere) e il collega infermiere mi spingeva contro i muri dei corridoi e allungava le mani…In tutti questi momenti non ero ancora ventenne o lo ero da poco. Molto ingenua, molto naif…mi sentivo in colpa. Poi dopo separata….molto uomini si sentono autorizzati ad andare oltre…forse pensano che noi non si veda l’ ora. Ecco.
I.B.

Le molestie sul lavoro sono particolarmente frustranti. Una delle mie prime interviste ad un bancario arrogante, che mi fece tornare una seconda volta al suo ufficio perché sosteneva di non avermi detto tutto quello che voleva dire, si concluse (in modo per me completamente inaspettato) con un placcaggio contro un muro del suo ufficio, a cui reagii con uno spintone e con un forte senso di inadeguatezza. Che cosa avevo fatto per fargli pensare che potevo essere consenziente? Mi sentivo quasi in colpa.
E.D.

Quando avevo 12 anni ad esempio, per tutta l’estate, andando al negozietto del paese passavo spesso davanti alla scuola (!) che era in fase di ristrutturazione. Ogni volta dai ponteggi il pittore (trentenne?) lanciava qualche domanda ironica, volgare, riguardo al seno che stava spuntando, che io peraltro non capivo due volte sue tre (perle di retorica in stile “sei caduta dalle scale che ti stai gonfiando lì davanti?”). Quando finalmente ne ho parlato a mia mamma siamo passate insieme. Non ricordo purtroppo cosa gli abbia detto, ma da quel momento si é calmato.
A.J.

Succede spesso: poi si impara a fare finta di niente e ad andare oltre quando sono solo parole rozze buttate là a caso da sconosciuti. Il dramma è quando devi condividere dei momenti quotidiani come sul posto di lavoro: tutto si complica.(…)Sinceramente le frasi stronze buttate là per strada quando cammino non meritano neanche un secondo della mia attenzione. E a 40 anni se me la devo prendere con ogni imbecille che incontro beh! ho di meglio da fare nella vita. Sono una combattente al momento giusto, al posto giusto, quando serve, se serve.
N.I.

È mezza notte passata. Torno a casa dopo una serata di giugno divertente e spensierata. È buio, sono sola, ma non ho paura perché il ricordo della serata mi tiene compagnia. Non mi ricordo come ero vestita, ma sinceramente non mi interessa. Una macchina si ferma parallela al mio cammino. Dal finestrino schiamazzi, richieste sgradevoli e umilianti. Questo spettacolo è durato quasi fino a casa. Ho stretto i denti e ho continuato il mio percorso verso casa. Dentro di me ero furente: “Il mio corpo non è una vetrina e nemmeno un self service, i vostri commenti non li ho richiesti”. Questo è uno dei tanti ricordi di molestie verbali. Ci sarebbero altri ricordi che mai si dimenticano: il rientro in treno con un branco di militari viscidi, i fischi per strada, gli sguardi di vecchi e giovani marpioni, il commento sul seno ogni volta che togli il pullover. Uno schifo unico che si ripete ogni giorno.
L.B

Succede, succede sempre, dalla “toccatina” in seconda media perché sei la prima ad avere un abbozzo di seno, fino al tipo che ti si affianca con l’auto mentre cammini e ti chiede se 50.- sono abbastanza. Passando per il commento “Dai, vieni qua che te lo faccio provare” urlato quando cammini con i pantaloncini davanti ad un gruppo con il testosterone troppo alto, fino ad arrivare a quello seduto in faccia a te sul treno che si tocca intanto che ti guarda! Nulla di grave certo, ma quando succedono ti fanno sentire male, in imbarazzo, inadeguata. Quando invece dovrebbe essere il contrario, è l’elemento che dovrebbe sentirsi inadeguato!
C.R.

A 20 anni un viscido porco di datore di lavoro mi metteva le mani addosso. Me ne sono andata.
C.M.

Quando sono arrivata mi serviva il permesso. Lo studio legale dove lavoravo mi ha aiutata ad averlo ma per cause che non sto qui a spiegare l’ho lasciato e sono andata a lavorare in un bar perché mio marito non insegnava ancora. Le toccatine dei vecchi e lo schifo dei clienti giovani a parole, sposati, fidanzati, non lo dimenticherò mai. Con uno è dovuta intervenire anche la proprietaria perché andava veramente troppo oltre. Gli altri li gestivo sola e tacevo per non perdere il lavoro
E.C.

Belle o brutte, poco importa: l’essere donna è una grande fregatura. Una scarpa col tacco, un pantalone più stretto, un rossetto sulle labbra, i capelli raccolti… tutto è un pretesto per far sentire gli uomini in dovere di dire qualcosa. Nella maggior parte dei casi, detta anche male. Ricordo che da giovane, con il temperamento e l’incoscenza di allora, rispondevo a tono a quelli che mi sembravano tutt’altro che dei complimenti. Ricordo una volta che dei ragazzi, sorpresi dalla mia rispostaccia, si sono incacchiati un sacco e hanno iniziato a insultarmi e a minacciarmi. Io ho iniziato a correre con le mie amiche prendendo stradine e scorciatoie per scappare perché hanno iniziato a inseguirci con l’auto. È stata l’unica volta che ho avuto veramente paura. Insomma, gli uomini ti possono dire qualsiasi cosa e si aspettano che tu incassi senza dire niente, magari ringraziandoli pure.
N.I.

Ero con una vicina di casa a giocare al parco giochi della chiesa dietro casa dei nonni (50 metri), un uomo ci chiama da uno porta dietro la chiesa , era un locale piastrellato, molto scuro…(avevamo circa 6 anni).
Lui ci ha chiamate dicendoci che aveva qualcosa per noi.
Siamo rimaste sulla porta, ci ha fatto vedere il suo pene ed ha cominciato a masturbarsi, poi ha cercato di afferrarmi ma io ho stretto la mano della mia amica e sono corsa da mio nonno urlando.
L’abbiamo scampata.
J.B.

Il datore che ti mette le mani sul “posteriore” è accettabile?!?
S.B.

11/12 anni. Parigi. Un tipo in macchina mi chiama per chiedermi indicazioni stradali. Avvicinandomi vedo che è mezzo svestito. Gli tirava di brutto e se la ghignava come un maiale.
A.M.

Tornando da scuola mi è capitato di essere stata seguita da un giovane in auto, io avevo 14 anni ed il ragazzo stalker circa 25 anni, giovane, persino un bel ragazzo! Mi chiese diverse volte se volevo un passaggio fino a casa e dissi di no, che ero già arrivata, ha insistito per tre volte facendo il giro del quartiere diverse volte, ma mi ha seguita fino a sotto casa, allora mi sono nascosta nel giardino di un vicino di casa. Se ne andò, ma tornó la settimana dopo, era sul piazzale di casa in macchina e guardava dentro dalle finestre, mia madre lo ha fatto scappare quando gli ha aperto la portiera urlando “Cosa ci fai qui?!?”. Lo abbiamo denunciato in polizia e non era la prima volta che veniva beccato in situazioni simili. Inutile dire che ho ancora oggi il ricordo del numero di targa, il volto di lui e la marca dell’auto stampati nella memoria. A.G.

Verbalmente; ogni volta che uscivo con “Lui”, mi diceva, -Mi raccomando stai zitta, non parlare, non farmi fare brutte figure!-.
Il “Lui” in questione ora è un ex, ma quel -non farmi fare brutte figure-, mi è rimasto dentro e me lo ripeto da sola, quando devo incontrare persone nuove…
G.P.

Iniziate quando avevo 14 anni…. camminavo per strada e uno ferma la macchina vicino a me, mi chiede un paio di info a caso e poi mi chiede se voglio un passaggio. Ovviamente no. Una volta aspettavo un’amica in una piazza, un vecchio mi ha fatto cenno più volte di salire sulla sua macchina, pensava fossi una prostituta. Quando sono ferma alla fermata dell’autobus, c’è chi mi offre un passaggio, chi mi fischia, chi fissa di brutto o chi manda un bacio. Una volta camminavo per strada parlando al telefono e un ragazzo da una macchina mi ha gridato, più volte, se per caso stessi chiamando lui. In discoteca c’è da chi ti tocca il sedere a chi ti tira a se…non per ballare…..in tutto questo….il mio abbigliamento abituale è jeans e t-shirt o jeans e maglia. (…) Si possono raccontare anche i propri sentimenti a riguardo? Ovvero: paura, rabbia e senso di impotenza, perché ogni volta che uno di sti maiali ti manca di rispetto avresti voglia di urlargli quanto fa schifo e anche di prenderlo a calci, ma stai zitta perché lui è più forte e potrebbe picchiarti o peggio…..e loro lo sanno benissimo quando ti molestano.
F.E.

Ex padrone di casa… che già aveva avuto momenti violenti con il postino e altre persone… alla Coop di Castione ci siamo salutati e lui all’inizio sembrava normale. Poi, improvvisamente ha messo le mani sulle mie spalle e voleva spingermi dicendomi che gli dovevo 2000 CHF. Io non avevo nemmeno firmato il contratto… ho alzato le braccia, ho spinto via le sue mani e urlato “NON MI TOCCARE!!!” Lui, un uomo massiccio, alto quasi due metri, è scappato. Ma io sono rimasta lì con il cuore in gola, tremavo. Sono andata alla cassa e ho detto cosa è successo. Hanno detto “Stai qui, se torna chiamiamo la polizia.” Il giorno dopo sono andata in polizia a fare denuncia, ma non potevo perché non ero ferita. Allora ho preso lo spray al pepe che mi ha dato un senso maggiore di sicurezza… certo non ero ferita, ma sapete cosa fa ad una donna quando un uomo massiccio di quasi due metri ti attacca??? Dovrebbe essere punibile anche questo, purché l’inizio di tutto… adesso mi sento di nuovo sicura ma faccio un corso di autodifesa… così il prossimo non scappa più così, almeno gli farò male… così impara ad attaccare chi è più debole… che codardo.
S.W.

Mi è capitato, gli ho rotto una costola e sono scappata, avevo 22 anni, il mondo è pieno di schifosi
P.P.

21 anni, Uni ZH. Un viscidone del gruppo allargato mi mette le mani addosso, perché convinto di piacermi molto! Forse si ricorda ancora lo sberlone e gli insulti.
F.B.

Per fortuna oltre ai feromoni ci sono anche i cervelli e un’educazione al rispetto di genere. Purtroppo per certi uomini è merce rara. Poi – per dirla tutta – ci sono anche cervelli femminili non molto conformi all’etica del rispetto di genere. Ci sono donne che si sentono lusingate da certi approcci beceri, altre che ne approfittano per far carriera (e non è un cliché) danneggiando colleghe più competenti di loro, ma meno disponibili e compiacenti. Penso che ogni donna che abbia avuto un percorso professionale, abbia vissuto molestie e discriminazioni. Oggi ci sono le leggi aziendali anti-molestie e anti-mobbing (spesso strisciante e legato o conseguente a una molestia respinta). Si sono messi dei paletti sulla carta (come per le pari opportunità), ma le mentalità non cambiano: si fa un passetto in avanti e subito dopo si ritorna sul posto…
F.V.

Molti episodi spiacevoli anche per me, quando ero più giovane naturalmente, tanti uomini si permettono veramente troppo e sono convinti che a noi donne piaccia, sono convinti o erano, non so, che se hai avuto un paio di relazioni sei facile, la più brutta esperienza con un collega, non l’ho denunciato per vergogna e poi non mi avrebbero creduta, poi più tardi ho scoperto che l’aveva fatto con altre.
M.D.

Guarda, nel mio caro si trattava di un ragazzo per niente brutto, che apostrofo come ‘viscidoso’ per il suo comportamento. Non mi piaceva in nessun modo, ero innamoratissima del mio ragazzo (che tra l’altro, è ancora mio marito). Avrei preferito che ‘tentasse’ senza inventare cose inesistenti. E, comunque, mi mise le mani addosso senza tanti complimenti… un gran signore.
F.B.

Il mio capo mi ha detto due volte che avrebbe voluto sc******. L’ho denunciato perché non voglio che i miei figli crescano in un mondo dove questo viene considerato “niente di grave”.
V.N.

Da ragazza, forse undicenne, in piedi sul bus stracolmo tornando dalla scuola. Accanto a me un tipo molto adulto (ricordo solo i capelli grigi e unti) mi palpeggia l’inguine, non ho spazio per allontanarmi ma riesco comunque a girarmi e respingerlo con una gomitata. Alla fermata successiva si è dileguato.
B.C.

Ce ne sono stati molti…
Ultimo episodio Settimana scorsa: Rientro dalle vacanze con la mia amica, sono le 2 di notte, e mi devo fermare all’autogrill per fare benzina. Al benzinaio c’è un branco di ragazzi ubriachi, con le felpe con i cappucci in testa e delle birre in mano , hanno la musica forte che esce da un furgone, intenti a far benzina.
Mentre io faccio benzina, lei entra a pagare, quando esce , le fischiano dietro e urlano: ”… Wow, sei uno spettacolo!!..”
e fanno alcuni passi verso la sua direzione con fare da bulli, lei aumenta il passo e fissa il pavimento facendo finta di non sentirli.
Per evitare qualsiasi sorta di contatto. Impaurite, siamo salite in macchina.
Vi sembra normale che due ragazze debbano avere paura di fare benzina?!
per il resto del viaggio ho pensato a tre cose:
1) Ma sti uomini davvero pensano che ad una ragazza possa piacere un comportamento simile ?!
La risposta è No !!!
2) che volevo comprare uno spray al pepe,
3) a come avrei voluto mandarli a quel paese,

ma se rispondi, sei FOTTUTA!
J.B.

Nel 1974 a Locarno, io e una mia compagna di scuola andammo un pomeriggio alla Maggia, portandoci lo zaino con la materia che volevamo studiare. Ad un tratto, vedemmo qualcosa che strisciava dietro i cespugli e capimmo al volo che era uno, con gli occhi fuori dalle orbite, intenzionato ad aggredirci. Con un balzo ci alzammo, e vedendoci bloccate da ogni parte, guadammo il fiume, arrangiandoci in ogni modo, tanto era la fifa. Giunte dall’altra parte, bagnate, ghiacciate e scalze, raggiungemmo la prima stazione di autobus e giunte in città ci recammo subito al posto di polizia per segnalare quell’individuo che (e lo venimmo a sapere leggendo il giornale qualche giorno dopo) da tempo molestava le bagnanti. Dopo la paura, la scorno: ci trovammo di fronte uno stuolo di poliziotti sghignazzanti che si divertivano un mondo, dandosi di gomito e strizzandosi gli occhi, a farci delle domande maliziose, chiedendoci dettagli su come stavamo abbigliate o meno, se eravamo solo amiche o qualcosa di più, sul perché ci eravamo appartate in quel luogo solitario, eccetera eccetera, facendoci fare la figura delle stupide e facendoci pentire di essere andate al posto di polizia. Andandocene ringraziammo il cielo di avere evitato il peggio, rendendoci conto dell’evidente motivo per cui molte donne rinunciano a denunciare violenze anche gravi.
A.G.

E tante altre, innumerevoli. Chi più fortunata chi meno. Costrette avivere a volte sul filo del rasoio con la paura di cadere. Una considerazione importante l’abbiamo lasciata per ultima. Una voce un po’ diversa  ma che coglie un altro tassello del problema:

 Però mi viene in mente, la cosa più agghiacciante che mi è successa non era una aggressione da un uomo ma una discussione con una donna. Che ha detto “Se le ragazzine si vestono così è colpa loro, poveri maschi, sono fatti così”… lei, madre di minimo un maschio adulto… ho detto “lei si sbaglia di brutto, io devo poter camminare sulle strade anche nuda e nessuno ha il diritto di toccarmi”… ma lei era proprio convinta… ha detto “ma tu vieni da un’altra cultura” ancora adesso mi vengono i brividi… le donne che sono i più grandi complici della violenza maschile. E questo è molto, molto più scandaloso… e poi questo mi ha messo molto più insicurezza… qui in Ticino ci sono donne che crescono dei figli pensando sul serio questo????
S.W.

 

Concludiamo questo pezzo corale con il brano tradotto da un articolo inviatoci da L-M. dal titolo: Perché Noi Donne Sorridiamo agli Uomini Che ci Molestano:

“E per quante volte ne siamo state vittime – per quante volte qualcuno ci abbia toccate, ci abbia urlato contro, ci abbia picchiate, stuprate, sputato addosso, pedinato, minacciato, fatto avances – ci è anche stato detto di ignorarlo.

La verità è che non abbiamo il lusso di ignorare le molestie. Diamo corda, siamo gentili, perchè è quello che ci tiene al sicuro. Ed è il momento che tutti diano corda. Se siete stanchi di sentir parlare di donne molestate, stanchi di vederci condividere le nostre storie a riguardo, forse è perchè voi ci avete ignorate, e noi crediamo che non  dovreste più avere quel lusso neanche voi.”

 

Ti potrebbero interessare: