Pull a Pig, ancora donne umiliate e denigrate

Individuate, sedotte e poi derise: il nuovo “gioco” sulla Rete che umilia le donne.

Di Marco Narzisi

I social, e il web in generale, sono pieni di schifezze e offese nei confronti delle donne, e questa non è una novità. Il bullismo e l’umiliazione, la riduzione della donna a trofeo ormai corre sulla Rete dando vita a fenomeni che definire inquietanti è riduttivo.

Esistono già decine di gruppi in cui il passatempo preferito dei frequentatori, la maggior parte uomini, è pubblicare foto di ragazze e signore del tutto ignare, a volte (almeno nelle parole di chi le posta) addirittura mogli, fidanzate, sorelle, con l’invito a esprimere qualsiasi tipo di commento su di esse. Altri gruppi pullulano di offese e insulti verso donne poco attraenti, o al contrario troppo indipendenti, una gogna a cui partecipano spesso anche altre ragazze, con la scusa della goliardia e della “pastorizia”.

Adesso siamo passati anche alle umiliazioni nella vita reale, seguite poi dallo scherno sul web:  il“Pull a Pig” (Inganna il Maiale), sadico gioco di cui l’Indipendent dava già notizia nel 2013, è salito alla ribalta delle cronache per il primo caso documentato in Italia, che segue un altro recente avvenuto in Inghilterra.

Il “gioco” consiste nell’individuare in gruppo una vittima, ovvero una ragazza magari un po’ bruttina, possibilmente in carne  e cercare di sedurla fino, sostanzialmente, a portarsela a letto, per poi umiliarla pubblicamente sul web postando foto e video: le donne vittime di questa perversa pratica vengono derise, chiamate ciccione, offese in massa, anche da altre donne. C’è chi, come Sophie Stevenson, una 24enne britannica, è andata fino ad Amsterdam per incontrare il ragazzo con cui aveva passato una notte a Barcellona, scoprendo di essere stata presa in giro; o chi, come Irene, di Rovigo, ha trovato in Rete le sue foto scattate in un momento di intimità da colui che credeva essere realmente interessato a lei, con sotto, ovviamente, decine di commenti agghiaccianti.

E come Sophie e Irene, probabilmente tante donne sono state vittima di questa pratica umiliante: oggetto di una scommessa fra maschi, usate, sfruttate come bambole gonfiabili e poi additate al pubblico disprezzo. E come ormai accade spesso, lo spunto dell’offesa è l’aspetto fisico: è il body shaming, la tentata distruzione dell’autostima di una persona attraverso la denigrazione pubblica del suo corpo. E al di là del Pull a Pig, succede ormai a tutti i livelli: chi dimentica il “È più bella che intelligente” rivolto da Berlusconi a Rosy Bindi? O le infinite offese a Laura Boldrini? O, per restare alle nostre latitudini, gli insulti del consigliere nazionale UDC Thomas Matter a Tamara Funiciello della JUSO?

Una volta era la gang di teppistelli che insultava il ragazzino o la ragazzina sovrappeso fuori da scuola, e magari finiva con una scazzottata, adesso sono migliaia di persone che  rovinano letteralmente la vita ad altre persone toccandole sull’aspetto fisico, massacrandole, paragonandole a animali o spazzatura: questo è bullismo, poche storie, è violenza anche se solo “virtuale”.

Nei giorni in cui esplode lo scandalo delle molestie e dei ricatti sessuali a Hollywood, mentre la violenza e gli abusi sulle donne diventano ormai, forse troppo tardi, un argomento di discussione alla luce del sole, le storie di ragazze umiliate da giochi sadici come il Pull a Pig non possono che ricordarci che nel nostro “civile” Occidente abbiamo ancora una lunghissima strada da fare per estirpare l’archetipo del Maschio Alpha e insegnare ai nostri uomini che una donna non è un giocattolo o un trofeo di una scommessa.

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