Lorenzo Quadri contro “Il Frontaliere”

Lorenzo Quadri teme che il nuovo mensile dei frontalieri porti i ticinesi a farsi domande spinose?

Di Era Somazzi

Una nuova avventura editoriale italiana,  “Il Frontaliere”,  ha visto la luce nei giorni scorsi. Un semplice mensile dedicato ai frontalieri italiani operanti in Ticino. Nemmeno il tempo di vedere in edicola il primo numero che ecco arrivare gli infuocati commenti del consigliere nazionale Quadri, il quale par quasi temere il foglio appena uscito. Che ci veda un antagonista? O forse teme che la nuova rivista risvegli dal torpore le menti dei cittadini Ticinesi, i quali finirebbero per porsi non poche spinose domande?

È innegabile che, nel corso degli anni, i frontalieri sono aumentati in maniera esponenziale e questo ha accentuato i problemi del mercato del lavoro ticinese. Altrettanto vero è che moltissime ditte si sono spostate dalla vicina Italia sul nostro territorio, attratte da grandi promesse di poche tasse, poca burocrazia, pochi investimenti e buoni guadagni senza dover rinunciare al personale. Delocalizzazioni avvenute senza limiti o paletti, riducendo il Ticino all’Eldorado per gli imprenditori rampanti.

Ma chi ha cercato in tutti i modi di attirare le ditte in fuga della vicina Lombardia? Chi continua a non ritenere importante far dei controlli seri sui contratti e le condizioni di lavoro? Chi, in questi anni, ha erogato i permessi a tappeto?

Altra facile risposta perennemente usata dalla Lega dei Ticinesi e dalla destra è “Colpa dei bilaterali”, ma lo è veramente? Un poco di autocritica da parte della destra ticinese …no? Troppo difficile ammettere di non aver dato peso alle conseguenze del liberalismo economico spinto e di non aver saputo trovare un modo logico e razionale di mettere in atto le famose misure di accompagnamento? È tanto più facile urlare insulti contro chicchessia, sia esso il governo federale, la UE, gli stranieri, i poveri, i frontalieri o i rossi.

Si potrebbe continuare chiedendosi: se i frontalieri si muovono solo in auto, chi sono tutte quelle donne e uomini dai visi stanchi armati di abbonamenti mensili Arcobaleno, che si accalcano sui treni dei pendolari? Certo, fra loro vi sono non pochi svizzeri che per sopravvivere si sono trasferiti appena oltre confine … perché sì, esistono anche i frontalieri Ticinesi, che vivono in Italia e lavorano in Ticino, ma capisco, signor Quadri che lei possa non esserne al corrente visto che non prende il treno. Come ignora i sacrifici che compiono questi lavoratori che si trovano a districarsi fra parcheggi, coincidenze e ritardi  in andata e ritorno.

Caro signor Quadri, se ne faccia una ragione, “Il Frontaliere” c’è e parlerà dei problemi e dei vantaggi del lavorare sul nostro territorio, sfaterà leggende, denuncerà abusi e magari vi metterà un po’ in difficoltà.

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