I soci di UNIA sono 22’000 infiltrati

Righinetti in pieno delirio antisindacale considera i sindacalizzati delle spie

Di Corrado Mordasini

Di Righinetti, giornalista di punta del Corriere del Ticino e anchorman di Piazza del Corriere a Teleticino non è necessario parlare. Egli è il più noto infiltrato di estrema destra in un giornale di centrodestra. È però necessario parlare del suo articolo in merito ad Argo1. Scrive stamattina Righinetti:

“Dopo il superteste Mario Morini, al beneficio di una rendita invalidità, ecco l’informatore Alessandro Cappelli. Il primo era il braccio, il secondo la mente nel procacciare documentazione nella ditta diretta da Sansonetti.”

Bello il linguaggio da poliziesco. Righinetti riesce a far sembrare due farabutti delle persone che hanno denunciato e che hanno permesso di fare chiarezza sul caso Argo1. Ma il Righinetti, non sazio di sangue, nel suo delirio antisindacale infierisce ulteriormente:

“…E i due, oltre al fatto di conoscersi e di lavorare per la ditta di sicurezza diretta da Marco Sansonetti e al centro del mandato diretto di 3,4 milioni assegnato per direttissima dal Dipartimento della Sanità e della Socialità, sono entrambi molto vicini al sindacato UNIA. Sindacato interessato a piazzare dei propri insider in questo mondo per sviscerare alcuni aspetti utili…”

Dai, mettiti il cuore in pace Righinetti. Quelli di UNIA sono 22’000 infiltrati. 22’000 iscritti che, non si capisce come mai, pensano sia giusto difendere i propri diritti e denunciare chi cerca di fregarli.

Poi, Righinetti, ci spieghi magari un giorno perché chi difende i propri diritti con padroni farabutti è un infiltrato, mentre chi si fa i propri interessi in Parlamento, per esempio il lobbista della UPC Cablecom attaccato alle chiappe di Quadri, invece è una brava persona.

Insomma, il ragionamento di Righinetti è che i sindacalizzati di UNIA sono infiltrati e fanno gli interessi del sindacato.

A questo punto anche un infiltrato della polizia in un clan camorristico è una brutta spia. Non sia mai che andiamo a rompere le balle a brava gente che lavora e produce ricchezza come la camorra. Meglio stare lì come meloni in un campo ad aspettare che qualche farabutto venga ad autodenunciarsi perché ha visto la Madonna in sogno che gli ha chiesto di pentirsi.

Un’ultima cosa che ha vagamente a che fare con la deontologia professionale dei giornalisti: ci domandiamo perché non si fa il nome di un filonazista che attacca in giro volantini di minacce per Lugano e si fanno invece serenamente i nomi di due persone che lavorano come se fossero dei criminali. Rassicuriamo comunque Righinetti, a Cappelli è stata riconosciuta la bravura e la competenza, al punto che è stato assunto da Securitas per proseguire il lavoro a Camorino. Evidentemente ci sono datori di lavoro che apprezzano onestà e rettitudine e non vedono chi denuncia i disonesti come una spia.

Ma non siamo a quanto pare solo noi a storcere il naso sull’agire di Righinetti e del Corriere: anche Bottini, responsabile di Falò, trasmissione citata nell’articolo, non le manda a dire:

“Ci stupisce perché visto che il tema degli articoli riguarda il nostro modo di lavorare ci saremmo almeno aspettati una telefonata, (…). Se la chiamata fosse arrivata avremmo potuto evitare agli amici del Corriere di pubblicare alcune inesattezze relative in particolare all’identità delle nostre fonti e alla loro attendibilità. Ciò non è accaduto e così ieri è toccato alla Magistratura smentire il CdT (fatto neppure citato dal quotidiano di Muzzano) confermandoci l’attendibilità del teste Mario Morini, tanto più che dichiarazioni analoghe alle sue sono state rilasciate da altre 7 persone”. 

Bell’esempio di giornalismo. Una china sempre più in discesa quella del Corriere, che ha ultimamente un emorragia di abbonati, al punto che la Regione lo sta tallonando da molto vicino. Le derive destrorse evidentemente non sempre pagano.

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