Africa: ai profughi le briciole

I fondi stanziati dall’Unione Europea per progetti contro la povertà in Africa finiscono in programmi militari per fermare i profughi

Di Corrado Mordasini

Tre miliardi di dollari, non noccioline. Questa è la cifra stanziata dall’Unione Europea.

Fondi che dovrebbero servire per progetti a lungo termine per sradicare la povertà e prevenire la migrazione.

Ma il fondo farebbe esattamente il contrario, come denuncia la ONG Global Health Advocates, che si occupa di lotta contro le malattie derivanti dalla povertà e dalla disuguaglianza, e che è anche supportata dall’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (Asgi) e dalla testata online Osservatorio Diritti.

Secondo la denuncia, buona parte dei fondi, finirebbero invece ad addestrare militari e a fornire armi per fermare i migranti già in Libia. È recente anche lo scandalo, ben ripreso dalle Iene di Italia Uno, in cui una motovedetta libica ostacola le operazioni di salvataggio di un gommone, causando la morte di 50 persone tra cui un bambino di due anni (Guarda il VIDEO). Strazianti sono state le immagini di una dottoressa su una barca di Seawatch (Una ONG di volontari che salvano i migranti sulle rotte mediterranee) che cercava di rianimare inutilmente il corpicino.

Sotto la lente infatti, anche i finanziamenti italiani ai libici, che sono stati condannati per l’utilizzo di veri e propri lager sulle coste per incarcerare i migranti africani.

A supportare la denuncia di Global Health Advocates, vi sono anche fonti diplomatiche che confermano lo sviamento di fondi che avrebbero dovuto creare posti di lavoro, sicurezza economica e sanitaria, e che sono invece finiti a sostenere la cooperazione militare.

Altro che le ONG che mangiano sui migranti, è invece una politica miope ed egoista che non crea le vere premesse per cambiare il sistema. “Aiutiamoli a casa loro” è ormai diventato uno slogan ipocrita, perché nemmeno quello si vuole fare.

Meglio lasciarli a morire nel deserto, sulle coste libiche, o in mare mangiati dai pesci. Questi soldi usati a scopi deterrenti invece che per l’aiuto, pesano come pietre sulla coscienza di chi li usa, sapendo di disattendere le direttive europee.

Quel bambino annegato di due anni, è un chiodo sull’anima di gente infame e senza scrupoli, che valuta gli uomini come numeri, come flussi e non come storie viventi. Come il piccolo siriano Aylan, questo coetaneo affogato dalla pelle d’ebano deve gridare tutta la sua disperazione con l’inutile speranza di incrinare cuori fatti di specchi che riflettono la pietà. Con il desiderio che riesca a incrinare il vetro, a far esplodere le schegge che ci feriscano tutti e ci aprano gli occhi al dolore.

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