Argo1: è inchiesta parlamentare

Mentre Beltraminelli continua con risposte vaghe o assenti, il Gran Consiglio vota l’istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta su Argo1

Di Fabio Amorth

Ieri in Parlamento si è consumato l’ennesimo capitolo dell’infinita telenovela relativa all’affaire Argo1. Sì, perché a confronto, “Il segreto” di Canale 5, che tiene incollati davanti alla tivù milioni di telespettatori è davvero robetta da educande. Protagonista principale anche dell’ultima puntata finora andata in onda, non poteva che essere il ministro Paolino Paperino, al secolo Paolo Beltraminelli. Di fronte al Gran Consiglio, si è trovato a dover rispondere dell’operato del Governo e in particolare di quello del suo dipartimento a proposito dello scandalo che – complice il continuo e inarrestabile stillicidio di rivelazioni fin qui trapelate attraverso gli organi d’informazione – da mesi ormai tiene banco nella politica ticinese.

Ieri si è inoltre votato per l’istituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare riguardo a “quer pasticciaccio brutto de zio Beltra”. Così, dopo le indagini sulla Sezione della Logistica e Permessopoli, la terza commissione d’inchiesta della nostra storia recente è ormai cosa fatta. Con 66 voti a favore, 11 astenuti e 2 soli contrari si è dato mandato al Parlamento di far luce sulle lunghe ombre e sulle troppe falle del sistema con cui alcuni mandati pubblici sono stati concessi nel settore dell’asilo, e che proprio tutta la faccenda Argo , ha riportato prepotentemente a galla.

Al centro delle domande dei tre atti parlamentari promossi dal Partito Socialista e dal Movimento per il Socialismo, tutti i tasselli di questa intricata vicenda. Dalla galeotta cena a Bormio, con il presidente pippidino Fiorenzo Dadò e compagna, fino alla discutibile sospensione da parte di Securitas dell’ex agente di Argo1 noto anche come “l’infiltrato di UNIA”.

Malgrado non abbia lesinato spiegazioni, la sensazione però rimane quella di un Paolo Beltraminelli sempre più sosia del fantasmino Casper. Con una ormai proverbiale propensione a non voler affrontare davvero il nocciolo della questione. Con quell’espressione in volto del tipo “è andata così, che cosa ci possiamo fare”. Beh, innanzitutto capire fino in fondo perché sia andata così. Chiarendo, in tutte le sue sfumature, i risvolti che hanno caratterizzato l’assegnazione di un mandato che si sta sempre più rivelando come la personale Waterloo di questo suo secondo mandato da Consigliere di Stato.

Qualche dubbio rimane anche sull’efficacia delle nuove misure messe in campo e su quella che sarà la volontà di fare chiarezza in tutta questa faccenda. Paradossalmente, avrebbe forse avuto più senso una commissione extraparlamentare, così come aveva proposto Fiorenzo Dadò. Ma, insomma, staremo a vedere. To be continued.

Per la cronaca, a far parte del gruppetto di parlamentari presieduti dal leghista Michele Foletti saranno: Tiziano Galeazzi (UDC), Giorgio Galusero (PLR), Claudio Franscella (PPD), Carlo Lepori (PS) e Michela Delcò Petralli (Verdi). Nulla da fare invece per Germano Mattei e Matteo Pronzini, candidati emersi nel corso del dibattito in Gran Consiglio. La commissione avrà tempo fino a giugno del prossimo anno per analizzare l’operato di Governo, dipartimenti e relativi funzionari coinvolti nella gestione del settore asilo, e il caso Argo1 in particolare.

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