Di balere, balli e balle di periferia

La proposta di Jelmini di vietare l’apertura di nuove discoteche nelle zone del centro non risolve un problema che è prima di tutto sociale

Di Fabio Amorth

Tremate, tremate le streghe son tornate! Anche in Ticino. No, Halloween non c’entra. Un nuovo demone s’è impossessato delle notti ticinesi tingendole di rosso sangue, uno spettro che di nome fa “discoteca” e che va sconfitto e ricacciato dritto dritto all’inferno. E, se a quello delle periferie, meglio ancora. Detta così, la faccenda, potrebbe apparire quantomeno fumosa, un po’ come quelle balere di altri tempi dove ci si andava per il brivido di un ballo liscio in dolce compagnia. Ecco, scordiamoci balere, brividi e balli d’altri tempi e concentriamoci piuttosto sul presente: la discoteca di oggi. La cronaca di questi anni d’inizio millennio – ma ancor più di questi ultimi tempi – ci ha abituato con una certa regolarità a maxirisse, accoltellamenti e a qualche retata di polizia con relativo sequestro di stupefacenti vari, quando va bene. Al conto impietoso delle vittime quando invece la festa e il divertimento vira in tragedia. Ogni anno, fra i fatti di sangue avvenuti in Ticino, ce n’è più d’uno che ha avuto origine nei paraggi di una discoteca. Da Riazzino a Gordola, da Bellinzona a Grancia, passando a turno per tutte le caselle di questo macabro gioco dell’oca cantonale.

Ultimamente poi, non è un mistero per nessuno, sotto i riflettori si è trovata perfino la Grande Lugano. L’accoltellamento di più persone avvenuto in zona Quartiere Maghetti con il successivo intervento della scientifica che ha transennato e setacciato palmo a palmo l’area per risalire all’identità del misterioso accoltellatore notturno non ha lasciato indifferente nessuno. Tanto meno il municipio che attraverso il Dicastero Sviluppo Territoriale della Città si è subito dato da fare. Ma quali le contromisure? Stando alle parole del capo Dicastero pippidino Angelo Jelmini, sul piatto c’è l’idea di una modifica del piano regolatore grazie alla quale, in pratica, si renderebbe inaccessibile l’insediamento di nuove discoteche in centro città e nelle zone residenziali. Discoteche raus! Una genialata.

Bah. È sempre molto difficile che una soluzione semplice semplice come questa possa davvero risolvere un problema così complesso. E di sicuro non è nascondendo lo sporco sotto al tappeto o regalando la patata bollente alle periferie delle nostre città che si può sperare di tamponare il disagio e il malessere di chi pratica la violenza in luoghi che dovrebbero essere di svago e di divertimento.

Non è svuotando di contenuti i centri storici, i cuori pulsanti delle nostre città, che renderemo più vivibile e a misura di tutti il territorio. Anzi. Magari la soluzione potrebbe essere qualche negozio in franchising o shop di telefonia mobile in meno e qualche idea intelligente in più. Portando contenuti e, che so – uso una parolaccia –, un po’ di cultura. Quella per esempio del saper stare insieme senza il bisogno dello sballo a tutti i costi o del doversi far valere a suon di pugni o in punta di coltelli.

Il problema non sono le discoteche e dove sono collocate ma, casomai, la gestione poco oculata delle politiche sociali, e non è spostandole da qui a là o continuando a dissanguare i centri storici da qualsiasi attività pubblica a rischio che si potrà davvero, caro Jelmini, tornare alle romantiche balere del bel tempo che fu.

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