Il calcio è lo specchio di un Paese?

Gioia svizzera, pianto Italia. Quando l’ambiente socio-politico influenza anche l’organizzazione dello sport

Di Libano Zanolari

Arrigo Sacchi non ha dubbi: “il calcio è lo specchio d’un Paese vecchio, in difficoltà economica, culturale e morale”.  E come mai allora ai Mondiali ci saranno Panama, Iran e un Brasile tornato in grande spolvero in mezzo al caos e ai crimini quotidiani? Se il tiro di Darmian a Solna fosse stato di 3 millimetri più interno, l’Italia si sarebbe qualificata e al posto del pianto greco sarebbe stata festa grande.

Ai Mondiali ci sarà la Svizzera. Senza l’intervento sulla  linea di Rodriguez contro l’Irlanda e conseguenti supplementari, più no che si. Che la palla sia “rotonda” è un modo di dire che mette d’accordo i santi bevitori da bettola e il buddismo zen: a domanda: “perché la palla rotola?” l’Illuminato Rinpoche risponde: “perché è ineffabile”. Terre-a-terre, tuttavia, qualche dato reale esiste: per esempio, nel “ranking” mondiale, la Svizzera degli ultimi anni è sovente davanti all’Italia. Sino agli anni ’60-’70 se un ragazzo di Zurigo o di Ginevra diceva che giocava a calcio gli veniva chiesto: “e di mestiere cosa fai?”. La Svizzera come organizzazione sportiva ha lavorato molto bene sulle seguenti basi: 1) Grande investimento nella formazione giovanile, sull’esempio di quella professionale, di recente studiata dalla Francia di Hollande e dagli USA di Obama. 2) Unità di intenti di tipo “socialista”. Dai 12 ai 21 anni tutte le selezioni giocano secondo gli stessi schemi e principi. 3) Riduzione delle squadre professioniste, necessità di avere infrastrutture all’altezza. 4) Nessuna preclusione verso i figli degli immigrati, anche se non cantano l’inno, esattamente come i 4 cattolici che militavano nell’ Irlanda del Nord legata all’Inghilterra non hanno cantato “God save the Queen”, quella Regina che per loro significa oppressione.

Risultati: finali e titoli mondiali under 17 e under 21, 4 qualificazioni ai Mondiali per la Nazionale. Molti svizzeri militanti in squadre d’ élite europee. A questo punto in ottica italiana si pone la domanda fondamentale: se Ventura passa dal 4-2-4 del Brasile targato Didì-Vavà del 1958 con Zagalo, è vero, ala tornante, al 3-5-2, e per la partita decisiva mette la squadra in mano all’italo-brasiliano Jorginho,mai visto prima, se rispolvera Gabbiadini, rispecchia il confuso  Paese reale, o, molto semplicemente, dimostra come allenatore di non averci capito nulla? Obiezione: il Paese c’entra, Ventura è stato scelto dall’alto. Vero: da un signore (Tavecchio) con l'”allure” del vecchio fascista: “basta con gli Optì Pobà che prima mangiavano le banane”. Un altro di grande peso è tale Lotito che come il giovane Agnelli(Juventus) non riesce a controllare i suoi ultras fascisti (Lazio) e quando gli svuotano la curva sud li sposta di peso con una “lex Lotitum” nella curva nord! Una barzelletta? No, tutto vero, vero anche che l’operazione non è ritenuta degna di sanzioni.

Infine: non è vero, contrariamente a quanto si vuol far credere in Italia, che un Paese si giudica dal taglio degli abiti, dai calzini alla caviglia o al polpaccio, dal cibo o dalla capacità di prendere a calci  una palla. Ed è stato estremamente imprudente e autolesionista parlare di “terremoto” e “apocalisse” in caso di non qualifica. A partire dalla “bibbia” laica, la “Gazzetta dello Sport” ora impegnata in analisi concettuali. I “mass-media” avrebbero   dovuto studiare l’illuminato “Rinpoche”. La palla è ineffabile. Ed essere più umili. Diamine: se gli svedesi hanno un portiere che non riesce a calcolare le traiettorie dei cross e difensori mobili come pali della luce, perchè l’Italia non ha segnato? Ed è stupida e soprattutto falsa la classica critica da “bar sport”: “guadagnano troppo, non hanno dato l’anima”. La verità è molto più brutta: l’anima l’hanno data, mancava la qualità e persino l’intelligenza: buttando al centro a quel modo la palla, i pali della luce svedese l’avrebbero sempre respinta. Bisognava tenerla bassa, giocare, osare qualche dribbling. Come gioco, molto meglio la Svizzera. Se il Paese è da rifare tocca agli italiani decidere come e quando. Il calcio è molto più semplice. Insegnare ai giovani ad essere liberi e creativi invece che istruirli sul  fallo tattico e su come su usano le zampe per “cinturare” l’avversario in aria. Il calcio “all’italiana” è sconfitto dalla Storia. Fa testo quello praticato dal Barcellona, rivisto e reinterpretato secondo le proprie capacità. Un compromesso, insomma, come la Svizzera di Petkovic, che ai prossimi Mondiali potrebbe avere la coppia d’attacco rivelazione: i due elvetici d’origine camerunense Embolo e Oberlin. Possiamo essere più generosi in materia di immigrati e rifugiati: perlomeno, però, il processo di integrazione elvetico, dà sovente buoni risultati. Avete detto “jus soli”?.

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