Consiglio di Stato, NO a NO Billag!

Il Consiglio di Stato Ticinese si pronuncia all’unanimità contro l’iniziativa No Billag conscio delle devastanti conseguenze economiche e culturali per il nostro Cantone

Di Corrado Mordasini

Dopo il Consiglio di Stato del Canton Grigioni, anche quello ticinese, conscio delle devastanti conseguenze dell’iniziativa No Billag, si schiera all’unanimità in difesa del servizio pubblico. Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi il presidente della SRG SSR Jean-Michel Cina, il direttore generale Gilles Marchand e il direttore di RSI Maurizio Canetta.

La scelta è ovvia anche se non scontata, ricordiamo infatti che in CdS siedono due ministri leghisti e che la Lega è rimasta praticamente l’unica a difendere un’iniziativa che cancellerebbe il servizio pubblico radiotelevisivo dal nostro Paese. Nel suo comunicato, il Consiglio di Stato spiega le motivazioni per cui invita i ticinesi a votare NO all’iniziativa:

“…Il Consiglio di Stato ha riaffermato il proprio impegno per il reciproco avvicinamento fra la Svizzera italiana e il resto del Paese; in questa prospettiva, è stato deciso di rivolgere alla popolazione ticinese l’invito a votare «no» il prossimo 4 marzo, riaffermando con la massima chiarezza possibile l’attaccamento del Cantone all’emittente pubblica e al finanziamento complementare delle emittenti private.

Il Governo ha inoltre espresso la propria preoccupazione in vista di uno dei possibili esiti della consultazione del 4 marzo 2018: se l’iniziativa fosse respinta a livello federale ma accolta nel nostro Cantone, è infatti concreto il rischio che a medio termine possano verificarsi decisioni aziendali negative per la RSI e per le emittenti private del Cantone.

Non va infatti dimenticato che l’attuale impostazione del servizio pubblico assegna alla Svizzera italiana ben il 20% delle risorse, a fronte di appena il 4% della popolazione; ciò premesso, un segnale di disaffezione da parte della cittadinanza potrebbe portare al ridimensionamento di realtà che svolgono un ruolo di primo piano nel tessuto economico e nella realtà culturale del Ticino.”

Lorenzo Quadri e Alain Bühler sono rimasti ormai gli unici sulle barricate del SI. In questi giorni abbiamo visto una corrente trasversale montare  per ribadire il No a un’iniziativa che sarebbe distruttiva non solo per la perdita di posti di lavoro, ma anche per la difesa dell’italiano e della cultura ticinese in Svizzera.

Vedere andare a braccetto Marina Carobbio, Franco Cavalli, Marco Chiesa, Piero Marchesi, Sergio Morisoli e Marco Romano è incredibile come quelle congiunzioni astrali di pianeti che capitano una volta ogni 10’000 anni.  

Il Consiglio di Stato ticinese e la politica tutta, a parte qualche ostinato distruttore, sostengono in massa il nostro diritto di esistere, anche perché la soppressione della SSR, oltre ad essere un danno spaventoso in termini finanziari per il Cantone, cancellerebbe buona parte della nostra cultura e relegherebbe l’italiano a un simpatica nota di colore folkloristica.

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