Criminali in doppio petto

L’attentatore al bus del Borussia Dortmund programmava altri attentati in Svizzera a scopo di lucro

Di Corrado Mordasini

Ma quanto si può essere teste di cazzo? Mi scusino i lettori più sensibili, ma a volte la cronaca ci pone di fronte a delle realtà che non permettono altri approcci lessicali se non il catartico insulto, che a volte non è nemmeno sufficiente.

I fatti: parliamo di un attentatore, quello che aveva messo una bomba che aveva colpito il bus della squadra del Borussia Dortmund nell’aprile scorso, fortunatamente senza fare vittime.

Lo scopo? Odiava il Borussia? Era un affiliato dell’ISIS? Macché, uno dei più tristi: il lucro.

Ma che lucro puoi trarre da un’operazione del genere? Puoi, se hai in mano delle azioni e se il crollo in borsa della squadra in seguito alla morte o al ferimento dei giocatori ti crea un profitto di quasi 4 milioni di euro.  

Ma l’infame non voleva fermarsi lì. In seguito alle indagini, si è appurato che l’imprenditore bombarolo voleva agire anche in Svizzera. Il Tages Anzeiger e la Bild ci fanno sapere che il giovane si era informato sull’andamento delle azioni in borsa di una stazione di risalita obwaldese, la Bergbahnen Engelberg-Trübsee Titlis AG.

Gli inquirenti ipotizzano che il ventottenne russo-tedesco stesse preparando degli attentati anche in Obwaldo per gli stessi motivi.

Uno è criminale e okay, ma ci sono criminali e criminali. Questo tipo fa sembrare un rapinatore una brava persona. Mettere una bomba per uccidere e guadagnarci è di un’aridità mentale spaventosa, di una lucidità commerciale al limite del disumano.

Poi però penso alla Monsanto, alle Shell, alla Novartis, alla Chevron, alla De Beers, alla Philip Morris, alla Nestlé, alla British Petroleum, alla mineraria Vale e mi ricordo che speculare sulla morte delle persone per fare guadagno è la prassi, lo fanno da sempre banche, multinazionali e aziende. Mi dico che in fondo di criminali del genere è pieno il mondo, solo che girano in doppio petto, con morbidi mocassini di pelle e belle valigiette di cuoio. C’est la vie.

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