Dal muro per Trump all’Isis

La multinazionale del cemento franco-svizzera nell’occhio del ciclone per l’ammissione di aver pagato tangenti ed aver trattato con l’ISIS in Siria

Di Fabio Amorth

Non finiscono le disavventure per il numero uno del cemento mondiale LafargeHolcim che, negli scorsi giorni, si è visto rivoltare come un calzino dalle forze dell’ordine la sede parigina. A far scattare l’operazione le ammissioni di un suo ex dirigente. Negli scorsi mesi aveva dichiarato che, pur di continuare a fare affari in Siria, la multinazionale era scesa a patti con l’ISIS, pagando fior di tangenti. Tutto questo sarebbe avvenuto tra il 2013 e il 2014, prima del matrimonio fra la svizzera Holcim e la francese Lafarge. Un colosso che, attivo in un’ottantina di Paesi con un esercito di 90’000 dipendenti, solo lo scorso anno ha fatturato la bellezza di 27 miliardi di franchi e un utile netto di ben due-miliardi-due.

Ciò non toglie però che la LafargeHolcim, anche dopo la fusione, non abbia brillato certo d’iniziativa sgomitando per accaparrarsi l’appalto da quindici miliardi di dollari per la costruzione del muro della vergogna voluto da Donald Trump sul confine fra Messico e Stati Uniti e usato dal presidente americano come grimaldello in campagna elettorale.

Una scelta di campo che, questa primavera, la sindaca socialista di Parigi, Anne Hidalgo, non aveva gradito granché, arrivando a disdire il contratto di fornitura delle 3000 tonnellate di sabbia che ogni estate trasformano il Lungosenna in una Rimini transalpina. “Faremo a meno del loro contributo” aveva annunciato la prima cittadina di Parigi. E così è stato. Anche perché le voci e le dichiarazioni che hanno portato alle perquisizioni di questi giorni erano all’epoca già nell’aria. E pretendere di poter fare affari con i nazisti di turno e poi sperare che qualcuno non se la prenda a male è francamente un po’ naif. È come voler avere la betoniera piena e la strada asfaltata.

Insomma, la morale di tutta questa faccenda, una lezione della quale i vertici della LafargeHolcim dovrebbero fare tesoro, è esattamente la stessa di quel tormentone tanto in voga negli anni ottanta del pennello Cinghiale protagonista di uno spot televisivo. Non ci vuole un multinazionale grande…ma un grande multinazionale. Alla fame di soldi e all’avidità va forse anteposto un briciolo di etica. O quantomeno di buonsenso.

Pena, il rischio di fare la stessa fine del T-REX, ormai estinto. Perché se nel Giurassico, sulla Terra, a farla da padroni erano i dinosauri, oggi al posto loro ci sono le multinazionali. Troppo grandi per fallire. O almeno così vogliono farci credere. Poi dal cielo, all’improvviso, eccoti il meteorite che mai ti saresti aspettato e dei dinosauri o della Enron di turno restano, ahimè, solo le ossa.

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