Fascisti in Polonia, non stupiamoci

La manifestazione di estrema destra in Polonia si inserisce in un contesto storico favorevole a tali idee antisemite e razziste

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Nei giorni scorsi in Polonia si è tenuto un grande raduno di estrema destra, frequentato da personaggi dalla dubbia etica politica. I partiti fascistoidi di tutta Europa hanno celebrato in una compiacente Varsavia la loro personale kermesse razzista.

Nel continente i custodi della Repubblica si sono inorriditi, gli antifascisti sono caduti dalle sedie e si è gridato all’orrore. Vero, ma collochiamo meglio questa storia nel suo giusto contesto.

È vero che ci sono rigurgiti di destra manifesti e pesanti, ma non possiamo fare a meno di notare alcune cose.

60’000 persone sono tante, ma se paragonate all’ultimo concerto di Vasco Rossi, con 250’000 presenze, sembrano molte meno. E meno ancora, in rapporto ai due milioni di francesi riunitisi a Parigi per dire il loro NO al terrore evocato dai morti del Bataclan. Rassereniamoci poi, se pensiamo che il concerto del Primo Maggio a Roma, con un’impronta decisamente di sinistra, raggiunge in media le 500’000 presenze, con picchi di 800’000, più di dieci volte l’affluenza di Varsavia.

Detto questo, non stupisce che sia la Polonia ad accogliere questa gente, che sarebbe buttata fuori a calci da molti Paesi europei con un minimo di civiltà. Senza voler accusare tutti i polacchi, bisogna ammettere che il Paese governato da Andrzej Duda ha già nella sua leadership un’impronta pesantemente autoritaria e di destra, figlia di una storia altrettanto cupa.

È infatti nel passato della storia polacca che si infiltrano malevole le radici del razzismo dell’antislamismo e dell’antisemitismo. Furono infatti i Polacchi, già nel diciassettesimo secolo, il fiero baluardo contro l’invasione ottomana, dove gli ussari alati di Jan Sobieski, composti dalla piccola nobiltà polacca, sbaragliarono i turchi all’assedio di Vienna.

Il fervente cattolicesimo della terra polacca, che produsse anche un Papa nel decennio passato, ha appunto un’impronta fortemente conservatrice, soprattutto in un’ottica anti islamica ed ebraica. Ricordiamo infatti recentemente le veglie di preghiera, chiamate “il muro spirituale del rosario” di centinaia di migliaia di polacchi alle frontiere, iniziativa appoggiata dal governo e da quasi tutti i siti conservatori del mondo ma ignorata dal Vaticano, che aveva come scopo dichiarato di arrestare l’”avanzata” islamica in Europa.

Tristemente noto è inoltre l’antisemitismo polacco, secondo forse solo a quello nazista. La Polonia a inizio Novecento contava il 10% di popolazione di origine ebraica. I pogrom*, anche prima della guerra, erano prassi abituale. Nel 1935, in seguito alla morte del maresciallo Pilsudski, dittatore al governo del Paese, divampava nuovamente con forza la campagna antisemita, con la partecipazione della stampa cattolica. Tra il 1936 e 1937 scoppiano pogrom in tutta la Polonia.

Ma persecuzioni nei confronti degli ebrei ci furono anche durante l’occupazione nazista, con l’entusiasta complicità dei polacchi. Quasi un unicum in Europa, la Polonia prosegue con gli eccidii di ebrei anche dopo la guerra, ne è un triste esempio come il massacro di Kielce, nel 1946, ma si contano in migliaia gli ebrei uccisi dopo la guerra.

L’impronta fortemente clericale e di destra contraddistingue pesantemente la storia polacca del dopoguerra, anche sotto l’occupazione sovietica. Oggi, quello che rimane della Polonia è purtroppo un’accozzaglia di idee retrograde, fasciste (in contrapposizione all’occupazione russa), antisemite e antislamiche. Una culla ideale per la manifestazione fascista appena svoltasi a Varsavia.

 

*Pogrom: è un termine storico di derivazione russa cui vengono indicate le sommosse popolari antisemite, e i conseguenti massacri e saccheggi.

 

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