A Foa ciò che è di Foa

Giustificata la presenza di Marcello Foa a un convegno sulle fake news, in qualità di maestro indiscusso nel campo

Di Recondit

Sta ricevendo immeritate critiche la decisione dell’Università della Svizzera Italiana di organizzare una conferenza sulle fake news affidata a Marcello Foa. Molti, sui social si dicono perplessi. Ma come? Invitano a parlare di bufale proprio l’uomo additato di pubblicarne regolarmente sul Corriere del Ticino? Proprio quello dei riservisti americani, della mail della polizia tedesca e delle armi chimiche dei ribelli siriani? Quel Marcello Foa lì? Urge scendere in campo immantinente a difesa del nostro ateneo!

Ma l’avete letto bene il titolo della conferenza? “Le fake news come arma della persuasione”. Ora, chi ne può sapere di più in Ticino sulle fake news come arma della persuasione? Esatto! Certo il nome di Foa potrebbe sembrare azzardato se si desse per scontato che la conferenza sia CONTRO le fake news, ma qui parliamo di un evento a FAVORE delle stesse. Il titolo è lampante, ragazzi: in sostanza qui si vuole spiegare come influenzare l’opinione pubblica attraverso le bufale. E in questo, ammettiamolo umilmente, Marcello Foa è maestro indiscusso. Chi meglio di lui può spiegarci come taroccare i fatti a nostro vantaggio? Chi, se non lui, può insegnarci i trucchi per ribaltare la realtà creando un vasto seguito di indignati?

Perciò basta con queste inutili polemiche, cari ticinesi. La competenza di Foa in materia di fake news è indiscutibile. Sarebbe anzi ora che gli fosse riconosciuta con un titolo di merito. Ad esempio una laurea ad honorem in bufale, e una cattedra alla nascitura facoltà di fake news dell’USI. Quando uno merita, merita: a Foa ciò che è di Foa.

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