Gli impresentabili insulti a 5 Stelle

Dopo le polemiche sugli impresentabili, il Movimento 5 Stelle propone come assessore ai rifiuti Angelo Parisi, noto per gli insulti sui social

Di Roberta Condemi

Il Movimento 5 Stelle ci ha da tempo abituati a dichiarazioni forti. Dai mitici “Vaffa Day” organizzati come protesta contro tutto e tutti dal suo fondatore Beppe Grillo, il Movimento ha sempre utilizzato il linguaggio come arma sferzante contro gli avversari e come strumento per arrivare alla “pancia” degli elettori. D’altronde, si sa, le parole sono importanti. Soprattutto in politica, soprattutto in campagna elettorale. La prima a rivoluzionare il linguaggio nella comunicazione politica italiana è stata la Lega Nord negli anni ‘90: indimenticabile il suo slogan “Roma ladrona”, quasi scioccante l’invito del suo leader Umberto Bossi ad usare la bandiera italiana come carta igienica. Come scordare poi le numerose battute sessiste di Silvio Berlusconi, o l’appellativo di kapò affibbiato a Martin Schulz durante un dibattito al Parlamento Europeo?

Il Movimento, dunque, segue le orme dei suoi predecessori. Brandendo il vessillo dell’onestà non risparmia nessuno. Beppe Grillo dal suo blog nel corso degli anni ha tuonato – solo per citarne alcuni – contro lo “psiconano” Berlusconi, l’ “ebetino” Renzi, la “salma” Napolitano, il “travestito” Luxuria, “rigor Montis” Monti, l’”assassino” Veronesi, la “vecchia (censura)” Levi Montalcini.

E nel 2017, perché la coerenza è un marchio di fabbrica del Movimento, Giancarlo Cancelleri il candidato grillino alle imminenti elezioni regionali in Sicilia, ha scelto come assessore ai rifiuti della sua eventuale giunta l’ingegnere ambientale Angelo Parisi. La faccia da bravo ragazzo vagamente nerd e la sua comprovata competenza nelle questioni ambientali non deve trarre in inganno: Parisi è quello che nell’era dei social, altra arma fondamentale dei grillini, si definisce un hater. Insospettabile, Parisi è noto per i suoi tweet al vetriolo. L’ultimo è contro Ettore Rosato, mente della nuova legge elettorale “Rosatellum”, che, guarda caso, danneggerebbe il Movimento alle prossime politiche del 2018. Parisi ha minacciato Rosato – virtualmente per carità-  di bruciarlo vivo se il suo Rosatellum sarà cassato dalla Corte Costituzionale. Ma non è finita qui: chi conosce bene questo ingegnere ambientale assicura che non è estraneo a queste uscite, ama storpiare i nomi degli avversari e rivolgere loro tweet infuocati. Finora Giovanni Floris è stato definito idiota e Massimo Giannini cretino (versione edulcorata).

Fin qui tutto bene, se non fosse che questa scelta, imbarazzante ma legittima perché coerente con lo stile grillino, arriva nel bel mezzo della polemica sui cosiddetti “impresentabili” nelle elezioni siciliane. Il Movimento si è battuto, giustamente, contro candidati del Pd e di Forza Italia accusati o in alcuni casi condannati per reati di ogni tipo, dalla corruzione all’associazione. Impresentabili, appunto, per una competizione importante come quella per il governo della Regione Sicilia.

Tuttavia, si può ritenere Parisi presentabile? D’altronde anche insultare è un reato. Anche fomentare le folle contro Rosato, ipotizzando di bruciarlo vivo lo è.

Onestà è sinonimo di probità, di rettitudine morale: il Movimento dovrebbe ricordarsene ed esigere dai suoi candidati un comportamento migliore di quello dei suoi avversari, in ogni aspetto, anche nella comunicazione. Solo così potranno davvero essere il vento nuovo che soffia sull’Italia. Oppure per loro vige la regola dei due pesi e due misure? Ai posteri l’ardua sentenza.

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