La favola della Città dei Mestieri

Nadia Ghisolfi interroga il governo circa il nuovo polo formativo a Giubiasco e il rispetto della Legge sulle commesse pubbliche

Di Fabio Amorth

Chi di noi sarebbe in grado di resistere al canto, al richiamo delle sirene? Forse Ulisse. Andando a memoria, il primo che mi viene in mente è lui. Ma solo dopo essersi fatto debitamente legare alla polena che si trovava a prua, superando in questo modo l’irresistibile tentazione di buttarsi a mare nella convinzione che dietro a quel canto ci sia il paradiso. La verità. O ciò che di solito crediamo che sia buono e giusto. Perché qualcosa di ben fatto ad aspettarci da qualche parte ci sarà anche? O no? Eppure, se c’è una cosa una che abbiamo imparato da Omero è che – delle sirene – non c’è un granché da fidarsi. Tanto belle quanto infide. Soprattutto se travestite da politici. Peggio ancora se di governo. E poco importa se del ben Ticino o della Corea del Nord. Perché il meccanismo è identico ovunque. Sempre quello. Indorare la pillola. Vendere lucciole per lanterne. Approfittare delle scorciatoie, aggirando gli ostacoli, anche a dispetto delle leggi e dei sensi di marcia vietati.

Che tutto ciò ci riguardi eccome e pure da vicino, non è un mistero. Argo1 docet. E l’ennesimo esempio di Paese dei Balocchi nostrano, che ovviamente ha un altro nome, ma la cui patina di sbrilluccichio messa lì tanto per fare scena e nascondere le magagne è esattamente la stessa, ce lo regala la cronaca di questi giorni. Si tratta della fantomatica “Città dei mestieri” che, per inventarsi un nome così ce ne vuole e, di fronte al quale, il gatto e la volpe fanno la figura dei principianti. Città dei mestieri alla quale si affiancheranno – stando alle promesse non certo da marinaio del governo – la nuova sede dell’Istituto della Formazione Continua, i nuovi magazzini della Sezione della Logistica, il quartier generale degli Avengers e l’Ufficio dello Sviluppo Manageriale Intergalattico. Insomma, una specie di super-polo formativo voluto a Giubiasco e pensato per raggruppare sotto un unico tetto capra e cavoli in modo da ottimizzare, razionalizzare, risparmiare, respirare e inspirare.

Stando alle lusinghe del Governo, Giubiasco perché “gode di un ottimo posizionamento al Centro del Cantone ed è raccordato in maniera ideale con i trasporti” e lo stabile scelto, quella dell’immobiliare eVita SA, perché “garantisce un’ubicazione strategica, un’alta qualità costruttiva ed energetica dell’immobile e delle soluzioni logistiche ottimali”. Però.

Fortuna che a non farsi abbindolare dalle sirene di turno, dai vecchi lupi e lupacchiotti di mare che siedono in governo e che forse perdono il pelo, ma di certo non il vizio, ci sia ogni tanto il Diogene di turno, che dell’uomo e di quello onesto in particolare è sempre e continuamente alla spasmodica ricerca, per il bene suo e dei sonni dei suoi concittadini. E la cosa che più di tutte scalda il cuore è sapere che il nostro Diogene, in questo caso, è pure donna. Nadia Ghisolfi. È lei la prima firmataria dell’interpellanza presentata in Parlamento per far luce sulle tempistiche e sui risvolti poco chiari che stanno dietro alla richiesta di 12 milioni e bruscolini che il governo vorrebbe al più presto investire sul progetto. Non è che come nel caso di Argo1 “Si eVita di sottoporsi alla Legge sulle commesse pubbliche?” Domandare è lecito, il resto vedremo.  

In tutta questa faccenda di positivo, per ora, il fatto che qualche Diogene in giro col suo lanternino c’è ancora. Capace di opporre, di fronte alle ombre o al fumo negli occhi, il lume della ragione, quel pizzico di buon senso indispensabile a svelare il trucco. Pure uno di quelli del potentissimo mago di Oz.

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