La Svizzera e i Paradise Papers

Nuovo scandalo finanziario riguardo i paradisi fiscali e gli investimenti offshore

Di Alessandro Schirm

Il nuovo scandalo dei Paradise Papers ha sollevato l’ennesimo polverone. Si tratta di documenti sottratti a due società finanziarie e passate al vaglio dal famigerato International Consortium of Investigative Journalists, che ha vinto recentemente il Premio Pulitzer per avere svelato i Panama Papers (qui il sito).

I files trattano di investimenti offshore. Di massima non è illegale investire in queste attività, che hanno sede in Paesi diversi da quelli in cui le aziende operano. Sono scelti per la riservatezza e i vantaggi fiscali che offrono, e qui arriviamo alla Svizzera.

È Modem, della Rete 1 della Radio della Svizzera italiana diretto da Nicola Lüond ,a discutere di Paradise Papers e di tutto ciò che è connesso, lo fa in maniera chiare ed interessante, per spiegare al grande pubblico materie che spesso sono ostiche.

L’avvocato Paolo Bernasconi, uno degli ospiti in studio, forse più conosciuto per le sue posizioni antileghiste, è però uno dei maggiori esperti in Ticino di questioni finanziarie internazionali. Bernasconi ha il pregio di essere molto didattico e pone al centro il vero problema.

Il dibattito fondamentale è sulla legalità. Spesso infatti, azioni spregiudicate della finanza hanno portato più pregiudizio che vantaggio alla piazza finanziaria elvetica, ed è difficile non dargli ragione. La finanza corsara ci ha portati a pagare 7 miliardi di indennizzi alle banche USA: una battaglia pericolosa, che ha portato nel 2008 UBS sull’orlo del fallimento.

Il 23 maggio 2016 la FINMA (l’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari ) ha cancellato una fetta di storia bancaria ticinese in seguito a gestione spregiudicata di capitali offshore di BSI. Chi ci ha perso è il sistema bancario e a guadagnarci sono stati finanzieri senza scrupoli.

Bernasconi specifica che il problema non è l’offshore, ma la trasparenza. A fronte dei Paesi ospitanti i capitali, che sono tendenzialmente nella legalità in base alla loro legislazioni, ci sono coloro che nascondono i capitali dai Paesi d’origine evadendo o aggirando il fisco.

Ernesto Savona, dell’Università Cattolica di Milano, ritiene che piuttosto che mettere dei paletti sarebbe meglio implementare un sistema di incentivi e disincentivi.

In parole povere: non collabori? Ti escludiamo dalla cooperazione internazionale. Collabori? Avrai i tuoi vantaggi.

Il punto debole, però, ci ricorda Savona, è quello dei facilitatori (avvocati, fiduciari), coloro che gestiscono capitali e che sono meno controllabili delle grosse banche.

Le banche svizzere, di Londra e del Lussemburgo hanno vidimato per anni l’evasione fiscale, e questo non è più tollerabile. Anche il Parlamento svizzero è arrivato poco tempo fa a punire il reato di riciclaggio e la FINMA è diventata molto severa nel vigilare.

In questo marasma, i paesi offshore, si trovano a dover gestire i loro affari alla luce dello scambio automatico di informazioni richiesto dagli stati come gli USA, che hanno imposto queste regole anche alla Svizzera.

Però, come dice Bernasconi, fatta la legge trovato l’inganno: alcuni Paesi, infatti, hanno trovato modo di aggirarle facilitando agli operatori l’ottenimento della cittadinanza e del passaporto.

Non solo, addirittura il famigerato Fondo Monetario Internazionale, una struttura per cui l’etica è una questione decisamente marginale, ha lanciato un iniziativa rivolta ai Paesi caraibici per insegnare loro come sfuggire allo scambio automatico di informazioni.

Un altro grosso problema sono le monete virtuali. I famosi bitcoin non sono infatti tracciabili.

Ma allora i trucchi per sfuggire alle regole sono sempre un passo avanti rispetto alle leggi?

Forse no, ma Savona fa notare un’incongruenza vergognosa che riguarda gli USA. È infatti scandaloso che gli Stati Uniti, in prima linea per combattere la propria evasione fiscale e a mettere la Svizzera in liste nere, accolgano senza problemi i soldi dell’evasione fiscale europea.

Ovvio è che solo regole precise, ragionate e uguali per tutti possono evitare queste emorragie di denaro che spesso mettono in ginocchio gli Stati. L’evasione fiscale è un cancro che se non controllato divorerà molte strutture sane. È compito di tutti dare una regolata a questo mercato che siamo abituati a vedere come una vasca di squali in cui tutto è lecito in nome del profitto.

Ti potrebbero interessare: