L’archivio storico della SSR: quale fine con No Billag?

La sparizione della SSR a seguito dell’iniziativa No Billag creerebbe il problema di chi e come debba gestire l’immenso archivio documentale accumulato in decenni.

Di Antonio Schmidt

Tre fischi, la partita finisce, il commentatore cede la linea allo studio, qualche commento e poi eccoci per magia a bordo campo per le interviste. Sempre uguali, sempre quelle, le guardiamo più per abitudine che per vero interesse. Questa, una grande “normalità’’ a cui siamo abituati, come siamo abituati a vedere e rivedere interviste dei tempi che furono, nello sport ma anche nella politica, negli eventi, nella storia. Quanto è bello e importante per la memoria storica rivedere le immagini e sentire i commenti alla radio, la tua squadra del cuore che ha vinto il suo primo campionato, la piccola festa di paese degli anni ’60, i momenti importanti che hanno segnato il nostro Paese e non solo.

Giusto o sbagliato, non tocca a me deciderlo, ma tutto questo patrimonio, questo archivio storico è custodito con grande attenzione e catalogato in importanti e complessi archivi radiotelevisivi, prima su nastro, poi pellicola, poi nei più svariati modi e ora digitalizzato, conservato al meglio, in modo integrale, per il futuro. Sorge una domanda: chi si prenderebb l’onore, ma anche l’onere, di mantenere tutto questo patrimonio se non esistesse più la SSR in genere? Già, perché dal 1. gennaio 2019, se dovesse passare la votazione NO BILLAG, tutto l’archivio radio e tv avrebbe una fine incerta, chi se ne occuperà? Un colpo di spugna e buttiamo via tutto il nostro passato? Sara’ forse la Confederazione a prendersene carico? Dove? Come? A che costo e a carico di chi? Oppure vendiamo tutto a un privato o ditta che disporrà poi del proprio materiale a proprio piacimento? Che garanzia abbiamo che questa nuova gestione resti nel tempo? E che il materiale scomodo ai propri interessi non venga eliminato?

No, non voglio pensare che il nostro passato vada in mano a privati e nemmeno che le immagini dell’apertura dell’autostrada del Gottardo, delle valanghe, delle elezioni vengano gettate, che le immagini del Nano che blocca l’autostrada, quella vera prima, la Swissminiature, dopo verranno cancellate e, ironia della sorte, che tutte le immagini della Termoselect e dell’inceneritore di Giubiasco finiranno metaforicamente proprio nell’inceneritore. Perché la RSI, assieme a tutte le aziende che ricevono parte del canone, sono sia informazione che archivio, memoria, ci mostrano il presente ma sono il nostro passato. Non so per voi ma per me anche “solo” questo vale un franco al giorno da pagare al canone

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