Le teste rasate alzano la cresta

Due irruzioni in pochi giorni a Milano e Como durante incontri pubblici sul tema dei migranti

Di Corrado Mordasini

Chiamateli come volete, i pelati, come nel film “The Wanderers”, skinheads o naziskin. Sappiamo di chi stiamo parlando. Nati in Gran Bretagna negli anni ’60, figli delle periferie proletarie e lavoratrici, si radicalizzano verso l’estrema destra solo negli anni ’80.

Oggi, queste frange di disadattati violenti, perché di questo stiamo parlando, forti dei rigurgiti fascisti che la società fatica a contenere, si fanno più arroganti. Anzi, sembra quasi che ci sia, vista la rete di “Confederate Hammerskin” diffusa a livello internazionale, un disegno volto a farsi notare. Come? Non in modo violento, ma di sicuro autoritario e spavaldo.

È di ieri l’irruzione di una quindicina di teste rasate a una riunione dell’associazione Como Senza Frontiere, che si adopera in aiuto dei migranti. Gli skinheads sono entrati dove si teneva la riunione e hanno imposto ai presenti la lettura di un documento anti-immigrati. Un gioco al limite della legalità, ma i pelati si sono fatti furbi. Abbandonati manganelli e violenza si sono resi conto (come Casapound a Ostia per esempio), che la presenza sul territorio e l’astio anti-immigrati non necessitano necessariamente di azioni aggressive, è sufficiente dare l’idea al cittadino che si stia lavorando per la sua protezione e la sua sicurezza.

Stessa cosa era successa pochi giorni fa a Mendole, nel Milanese, durante un incontro che parlava di immigrati e Ius Soli e presentava un libro, edito da Rizzoli, di Chaimaa Fahti, una giovane studentessa marocchina che parla di convivenza pacifica e fratellanza. Anche qui lo stesso gruppo di “Veneto Fronte skinhead” ha fatto la sua comparsa.

Il sindaco di Mendole, Giovan Battista Ruzzenenti, moderatore della serata, dichiarava in un’ intervista:

“Sono venuti già nelle altre occasioni precedenti, qui loro hanno capito ormai che noi trattiamo questi argomenti e loro vengono a fare la loro passeggiata, arrivano che abbiamo l’assemblea già iniziata e si fermano un po’…” “…è almeno la terza volta che vengono, perché trattiamo questi argomenti difficili e delicati che determinano argomentazioni, quindi, come dicevo siamo qui a celebrare la fratellanza, perciò ho detto: va benissimo che voi siate qua, siete anche voi miei fratelli, come tutti quelli che passano da Medole, confrontiamoci sugli argomenti.”

Una mano tesa all’arroganza serve a stemperare, a rendere inutili queste piazzate. Mettiamo dei fiori nei vostri cannoni è oggi uno slogan che ha disperatamente bisogno di nuova linfa. L’idea di pace e fratellanza di fronte all’egoismo e all’odio.

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