Lugano Airport e il grounding di Darwin

Revocata la licenza di volo a Darwin Airlines. Nubi nere sull’aeroporto di Lugano

Di Fabio Amorth

Sembra passato quasi un secolo e, invece, era solo il 2001 quando senza nessun preavviso Swissair andò a gambe all’aria. Da fiore all’occhiello di cui vantarsi al bar, sinonimo di efficienza e di prestigio rossocrociati, finì per essere solo causa di grande d’imbarazzo. Una di quelle scoppole che ancora bruciano.  La “banca volante”, perché così era stata brillantemente soprannominata la nostra compagnia aerea, d’un tratto rimase a terra per sempre. Alla faccia del celeberrimo catering o del suo Duty Free vantaggiosissimo. E per ironia della sorte, a decretarne la fine, furono proprio quelle banche con le quali Swissair s’era indebitata fino al collo.

Era il 2 di ottobre quando all’improvviso ci si accorse che non c’erano nemmeno più gli spiccioli necessari per pagare il pieno di cherosene. “Martedì nero” titolò al riguardo un giornale confederato. Coincidenza o meno, anche l’altro ieri era martedì e per l’aviazione – nostrana e non – è stata un’altra di quelle giornate da classificare come “un po’ particolari”. Sì, perché a Bali, con le sue fantasmagoriche emissioni di fuoco e di cenere arrivate fino a 3000 metri sopra al cratere, l’eruzione non prevista del vulcano Agung ha bloccato migliaia di turisti che, in procinto di partire e di tornarsene a casa, hanno dovuto forzatamente prolungare la loro vacanza sull’isola indonesiana.

Ma se Bali piange, Lugano non ride. È bastato infatti un tweet, un cinguettio dell’Ufficio federale dell’aviazione civile (UFAC), a creare scompiglio all’aeroporto di Lugano. Per ragioni economiche la licenza di Darwin Airline è stata sospesa e così tutti i velivoli della compagnia sono rimasti posteggiati negli hangar. Una manovra davvero da brivido seguita da un brusco e imprevisto atterraggio, quella vissuto dallo scalo luganese. Aeroporto che qualcuno tra i Verdi si è già affrettato a definire come “un morto che cammina”. Cioè uno zombie, figura tanto cara al cinema di genere e tornata prepotentemente di moda sia al cinema che in televisione. Figura che ci ricorda vagamente quella del sindaco di Lugano. Uno che per smuoverlo da quel suo apparentemente perenne stato di catalessi da post aperitivo pesante ce ne vuole.

Eppure adesso – passatemi l’espressione da commedia sexy all’italiana – sono gran “volatili per diabetici” soprattutto per lui. E Marco Borradori lo sa bene. Disinserito il pilota automatico, ben sveglio e probabilmente cosciente dell’imminente disastro, ancora nella mattinata di martedì, al radiogiornale, ribadiva che “in luglio, quando c’è stato il trapasso di proprietà di Darwin si diceva, e ne ero convinto, che era stata ceduta una compagnia aerea sana: dopo poco più di quattro mesi ci ritroviamo confrontati all’annuncio di liquidità pari a zero”.

Un pacco sorpresa che proprio lunedì, ha portato i vertici di Adria, la società che ha acquisito Darwin, a chiedere una moratoria concordataria per evitare il fallimento. E a sostegno di tutto ciò un piano di ristrutturazione aziendale che mette in conto il taglio di almeno un centinaio di posti di lavoro. Insomma, lacrime e sangue come da copione.

Alla faccia del rilancio da 20 milioni con il quale Borradori aveva cercato di venderci il sogno di un aeroporto in pieno decollo e in grado di gestire qualsiasi eventuale turbolenza all’orizzonte. Uno smacco mica da ridere per colui che del traffico per terra, per acqua e per aria ne ha da sempre fatto la sua cifra politica. Purtroppo però, a quanto pare, del grande scalo aeroportuale capace di collegare Lugano-Agno al resto dell’universo mondo al momento restano solo i cocci e il solito indigesto polpettone – con tanto di colpi di scena da serie tivù – in salsa ticinese.

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