No Billag, fuoco amico su Bühler & Co.

Il presidente del Nazionale, UDC, contrario a No Billag in quanto la mancata visibilità degli eventi sportivi comporterebbe l’addio agli sponsor

Di Redazione

Il giovane virgulto dell’UDC Ticino, Alain Bühler, appare sempre più solitario nella sua battaglia, ormai quasi personale, contro il canone e contro la RSI.

Dopo la defezione di Marco Chiesa, che ha dichiarato di considerare No Billag “troppo radicale”, un’altra autorevolissima voce all’interno del partito democentrista si schiera contro l’iniziativa. Jürg Stahl, membro dell’UDC e attuale presidente del Consiglio Nazionale fino al 27 Novembre, ha pubblicamente preso le distanze dall’iniziativa in un’intervista al SonntagsBlick, sebbene la sezione cantonale del suo partito si sia espressa per il SI. Il motivo? Semplice, elementare ragionevolezza: Stahl è il presidente di Swiss Olympics, ovvero l’associazione delle federazioni sportive svizzere che funge da Comitato Olimpico nazionale e che raggruppa 92 federazioni sportive, con 19000 club e oltre 2 milioni di membri attivi. Senza il servizio radiotelevisivo pubblico, sostiene Stahl, molte associazioni sarebbero in difficoltà finanziarie, poiché senza una copertura mediatica nessuno sponsor accetterebbe di finanziare gli eventi sportivi. E questo è quello che ripetiamo da mesi: lo smantellamento del servizio pubblico avrebbe delle ricadute catastrofiche su diversi settori dell’economia e della società svizzera, fra cui, come emerge dalle dichiarazioni di Stahl, anche lo sport a livello nazionale.

Il Primo Cittadino svizzero ha addirittura dichiarato che, venuto meno il suo dovere di imparzialità alla scadenza del suo mandato, il 27 novembre appunto, ha intenzione di diventare egli stesso co-presidente del comitato contrario all’iniziativa No Billag. Un nome di altissimo profilo all’interno dell’UDC che si aggiungerebbe, quindi, alla schiera degli oppositori dell’iniziativa contro il servizio pubblico.

E Stahl non è l’unico: Franz Ruppen, consigliere nazionale vallesano UDC, si è altresì dichiarato contrario a No Billag in quanto il taglio dei finanziamenti comporterebbe l’estinzione di molte emittenti radiotelevisive locali, con conseguenti impatti negativi sulla pluralità dell’informazione nelle aree periferiche. Un po’ la situazione del Ticino, insomma.

È dunque evidente come chiunque, anche all’interno dell’UDC, sia dotato di un minimo di ragionevolezza e di senso critico, si renda conto di come l’iniziativa No Billag sia velleitaria e demagogica, e delle disastrose conseguenze che essa comporterebbe in termini di qualità e indipendenza del servizio pubblico e di occupazione. Bühler e soci possono continuare a minimizzare le numerose defezioni di alti esponenti dell’UDC e gettare fumo negli occhi con la storia che “non è il partito che conta ma le idee”. Non serve nemmeno ripetere il ritornello che il comitato cantonale prenderà posizione, come il partito a livello nazionale, a mo’, probabimente, di auto-convincimento. La realtà è che nella loro ostinata battaglia personale, alla ricerca probabilmente di una visibilità politica di cui difettano, sono sempre più soli.

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