Ristoranti casalinghi, che flop!

Gli airbnb del cibo qui non vanno di moda. Almeno così pare

Di Claudia Fabrizio

Centinaia di ticinesi non hanno più problemi a far dormire estranei nei propri letti. Condividere il personale salotto per preparare deliziosi banchetti per sconosciuti, sembra invece una moda del tutto, o quasi, ignorata. Un mesetto fa le preoccupazioni del settore alberghiero nei confronti del colosso ‘Airbnb’ hanno trovato spazio in una mozione di tre deputati ticinesi. In un’era inevitabilmente ghiotta di sharing economy, la loro richiesta al Governo è semplice: maggiori regolamentazioni.

Per ora, invece, i ristoratori nostrani possono fare sonni tranquilli. ‘Gnammo‘, ‘Bonappetour‘, ‘Eatwith‘, ‘Vizeat‘, rispetto ai fratelli ‘Uber’, ‘Airbnb’, ‘BlablaCar’ e compagnia, sono lontanissimi dalla popolarità, almeno in territorio elvetico.

Questi siti si basano sul ‘mangiare sociale’, ovvero la creazione da parte di chef, più o meno amatoriali, di Home Restaurant. Ci si registra sulla piattaforma, si crea un profilo, un menù e si attende che ospiti mai visti varchino la soglia di casa per assaggiare i piatti del giorno. E a fine pasto niente conto, perché si paga in anticipo tramite il sito.

Su ‘Bonappetur’ ho trovato due ticinesi. Avrei voluto capirne un po’ di più dell’esperienza dei ristoranti casalinghi. Nessuno dei due ha mai avuto un ospite. “Avevo creato un evento tempo fa, ma non ha avuto successo. Ho provato anche con Gnammo, ma non è andata meglio. Il Ticino per me è ancora un po’ indietro rispetto a queste piattaforme”. A parlare è Silvia, una cuoca vegana che “lavora bene con Facebook, non con gli Home resturant, ma con corsi e vendita di formaggi vegetali”.

E infatti se i corsi enogastronomici sono sempre più gettonati (tanto che per una lezione di cucina thai, con i corsi cantonali, finisci spesso in lista d’attesa), questo tipo di esperienza non va troppo nemmeno nel resto della Svizzera. Vanessa, che vive a Berna, aveva creato quattro eventi diversi a tema: pizza, sushi, indiano e pure un mix tra sapori francesi e italiani. Ma mai nessuno l’ha contattata: “Mi ero addirittura dimenticata di essermi iscritta”, dice.

Questo fenomeno ha le sue radici in America. Più o meno dieci anni fa tra New York e San Francisco, andare a cena poteva assumere i toni di una missione carbonara. In piena crisi economica, molti chef ritrovatisi con le mani non in pasta, per rimanere attivi, hanno messo in piedi i ‘guerrilla restaurant’. In una sorta di socialismo gastronomico, cuochi più o meno famosi, nel segreto di cantine o mansarde, proponevano cibo a costi accessibili, ma soprattutto davano il via al pasto tra sconosciuti in un’atmosfera intima. La tendenza underground ha varcato l’oceano con la nascita delle piattaforme di Home restaurant. Ad esempio, i ristoranti casalinghi in Italia sono talmente tanti da richiedere una legge (per ora congelata).

Se nel Bel Paese, oltre alle sopracitate piattaforme, troviamo anche le ‘cesarine‘, custodi della tradizione gastronomica, qui in Svizzera un’offerta simile è proposta dal portale di Swisstavolata sul quale si possono prenotare gustosi pranzi a casa delle contadine svizzere. Inserita anche in diversi articoli, esteri e non, per incentivare il turismo agreste, Swisstavolata non ha avuto molto successo tra i ticinesi. “Quest’anno ho organizzato oltre dieci pranzi condivisi. Gli ospiti sono sempre stati svizzeri tedeschi e qualche svizzero francese”. Ester, verace agricoltrice del Locarnese, esperta in formaggini di capra e deliziosi salumi, è soddisfatta della sua esperienza: “I miei guadagni principali sono legati al mio mestiere di contadina, essendo mamma ho semplicemente aperto casa mia a qualche commensale in più”.

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