Salario minimo, proposta vergognosa

Il salario minimo proposto dal Governo, con Bertoli che si dissocia, è l’ennesimo regalo della politica nostrana alle aziende

Di Corrado Mordasini

Nello stesso giorno in cui il Governo proponeva il paradosso di salari minimi che non permettono di vivere, l’Unione Svizzera delle Arti e Mestieri lanciava l’idea di una settimana lavorativa di 50 ore. 10 ore al giorno.

La cosa che fa incavolare è che, in questi frangenti, i leghisti del popolo e gli UDC di Prima i Nostri sono più evanescenti di un fantasma.

Per non parlare del Partito Liberal-Radicale, che sembra ormai più una guardia del corpo di amichetti danarosi che un partito (ho detto sembra?…Oh, che sbadato!), tutti contriti a cercare di farci capire come sia difficile fare impresa, come se vivere con 3375 franchi lordi al mese invece fosse una passeggiata.

I salari proposti dal Governo, con la defezione di Manuele Bertoli che, “furente” lui stavolta, ha disertato la conferenza stampa, vanno dai 18,75  ai 19,25 franchi all’ora, a fronte dei 20/21 chiesti da Sinistra, Verdi e sindacati. Più che un compromesso, questa proposta è una giravolta che mostra le terga alle fasce più deboli e disgraziate della nostra società.

Sì, chiamiamo le cose col loro vero nome: disgraziate. E a fare questi giochi sulla pelle dei working poor sono persone che non hanno mai dovuto spingere i carrelli alla Migros, per dirla alla nostra maniera.

Ecco perché siamo contenti di vedere i Verdi inalberarsi e minacciare un referendum, ci piace vedere Bertoli che si dissocia, ci piace vedere UNIA e OCST sulle barricate pronti anche loro al lancio di nuove iniziative popolari. E ci piace vedere, al Quotidiano della RSI,  il compassato Ivo Durisch che pizzo come un bengala insacca Farinelli quando l’enfant prodige del PLR dichiara che il salario non è una misura sociale.

Durisch fa inoltre notare, piccato, a Farinelli che in Ticino le spese in proporzione sono più alte della media svizzera e che sono i salari invece a essere più bassi.

“…le casse malati sono superiori di 1000 franchi l’anno, …i costi degli affitti non stanno scendendo. Oggi abbiamo degli affitti di persone che pagano 400/500 franchi a locale come pagano in altre città della Svizzera. Per cui noi oggi siamo la stessa realtà del resto della Svizzera, ribadiamo questo concetto, vogliamo almeno 20 franchi all’ora. (come stabilito dal Tribunale Federale, ritenendola la soglia di dignità salariale, NdR)

E ancora, alla domanda se sia giusto dare una stampella sociale a chi non ce la fa, Durisch è plateale:

“Ma la stampella sociale oggi la diamo alle aziende! Perché se noi dobbiamo dare l’assistenza, dobbiamo dare delle prestazioni sociali a chi lavora al 100%, noi diamo una stampella sociale alle aziende!”

Melchionda, che dirige il dibattito, incalza Durisch: e se, come dice Modenini (direttore di AITI NdR), perdessimo 1000/1500 posti di lavoro?

“ Ma non è vero! No, mi dispiace, ma questa cosa qua non è provata. E poi se ci sono delle aziende in Ticino che non riescono a pagare uno stipendio per far vivere delle persone dignitosamente, allora vuol dire che in queste aziende c’è qualcosa che non va.”

Ecco il punto. Se qualcuno non riesce a vivere nel suo Paese con uno stipendio minimo dignitoso, c’è qualcosa di serio che non va. E non siamo noi che dobbiamo aiutare indirettamente certe aziende che non “riescono” a pagare decentemente i propri lavoratori. Sicuramente sarà battaglia, dura ma necessaria, perché il peso della povertà sulle spalle di tutti è intollerabile. È sempre infatti lo Stato a dover pagare indennità di disoccupazione o aiuti sociali a persone che vengono licenziate o pagate una miseria.  

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