Scempi edilizi, non impariamo mai

Continua la cementificazione del territorio: costruzione di 123 appartamenti in programma a Melano

Di Corrado Mordasini

Cinque palazzi plurifamiliari di tre piani per un totale di 123 appartamenti. Questo il progetto che gli abitanti di Melano si sono trovati recentemente sull’albo comunale. Uno scempio edilizio speculativo che stravolgerebbe il piccolo agglomerato di 1200 anime. Un’area agricola derubricata dallo stesso Consiglio Comunale tre anni fa e subito riorientata alla speculazione.

Per dare un’idea, si presume un aumento della popolazione dalle 250 alle 500 unità, dunque dal 20 al 40% della popolazione attuale. Immaginate per il Comune le modifiche a livello viario, di canalizzazioni e infrastrutture o anche solo a livello di sede scolastica, con l’arrivo di decine di bambini. Non solo dunque uno scempio architettonico e di territorio che va a sacrificare un’area verde, ma anche una noncuranza delle norme sulla qualità di vita della popolazione.

Il rischio della creazione di un quartiere-ghetto sono forti: le palazzine sono a ridosso dell’autostrada, in una zona ad alto inquinamento sia ambientale che fonico. Oltretutto le strade d’accesso al quartiere non sono adatte ad essere caricate di un ulteriore volume di traffico. Un traffico di centinaia di veicoli.

Promotore del progetto sarebbe l’architetto Gilardoni, noto nella regione per i progetti controversi e megalomani, come quello della ex Romantica a Melide, il mega quartiere a bordo lago a Maroggia o  il tragico scempio di Villa Branca a Melide, una splendida villa ottocentesca, per cui si era mossa addirittura la NZZ, demolita per fare posto al solito complesso di palazzine di lusso con vista lago.

Questi sono i disastri di un Ticino che sembra incapace, soprattutto nelle amministrazioni comunali, a dire no al continuo stillicidio della sua terra. Municipi che ragionano solo coi parametri di moltiplicatore e di gettito fiscale, scordandosi il lascito dei loro avi. E così prati, ville, boschi, agglomerati antichi, lasciano lo spazio a una letale lottizzazione, al crescere di palazzine create solo per lucro e non per abitare. Un macello che è senza ritorno. Monumenti del passato scompaiono e aree verdi devono essere difese coi denti, come il comparto Valera a Mendrisio, dove la decisione del Consiglio di Stato di stralciare l’area naturalisticamente pregiata dal piano di sviluppo di Mendrisio è stata impugnata dalla maggioranza in Municipio, disposta a sacrificare il poco verde e le zone umide rimaste sull’altare di un’industrializzazione selvaggia e a basso valore aggiunto.

I paesani di Melano non ci stanno e hanno varato una raccolta di firme per opporsi al progetto. Una scelta sicuramente più responsabile di quella del Municipio. Sappiate una cosa, le aree agricole non torneranno. Nessuno smantella una strada quando non serve più. L’asfalto e il cemento si stanno mangiando la nostra terra e questo solo per lucro e sconsideratezza. Se i Municipi non lo fanno tocca ai bravi cittadini, come a Melano. Tocca a loro salvare quello che si può ancora salvare.  

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