Il treno della speranza

Riflessioni a margine di disagi sui mezzi pubblici

Di CarnetNoir

Riprendere la propria vita in mano dopo un periodo difficile dà quel senso di potenza e orgoglio. Simbolicamente ti senti come un treno che viaggia dritto per la sua via, con tutti i suoi vagoni pieni di sogni.

Scorgere in lontananza i fari della locomotiva fa sognare ad occhi aperti, anche perché ultimamente riuscire ad arrivare a casa con i mezzi pubblici è sempre un’avventura. Uno si sente un eroe quando sbarca dalla carrozza straripante di persone stanche dalla giornata, soprattutto negli ultimi tempi dove pare che gli orari appesi nelle stazioni siano lì solo per fare arredamento.

Lo so, sono sempre drammatica, a maggior ragione quando sono stravolta di stanchezza e ho voglia di sentire il calore del mio focolare. Magari poi soffro di qualche disturbo della personalità, perché lo so anche io che un treno soppresso o con un ritardo non precisato non è poi questo grande problema. Sono conscia del fatto che ho superato prove più dure nella vita, e pure che spesso sono una precisina esasperante. Vada che i convogli regionali sono fatti così perché devono entrare in tutte le stazioni, sono giovane di spirito quindi mi va bene pure stare in piedi stipata come una gallina da allevamento industriale, però gli anziani con il deambulatore che faticano a entrare sulle carrozze non si possono vedere! Le mamme con i passeggini che devono reinventarsi ingegneri per incastrarsi tra la folla? I disabili che dovrebbero poter avere condizioni di movimento agevolate?

Chiarito il quadro vi voglio raccontare una faccenda che sul momento mi ha fatto elencare tutti i santi dalla A alla Z, che tremava pure il calendario di Frate Indovino.

Il martedì per me è sempre un giorno esilarante, sarà che è una giornata piena e ricca di sfiga, non lo so. Di fatto il 14 novembre per una strana congiunzione astrale le lezioni sono terminate qualche minuto prima (frequento la SUPSI), la felicità di arrivare a casa un po’ prima, l’illusione di potermi rilassare una mezz’ora prima del tran tran “cenadocciapigiamastudio”. L’aspettativa ti frega sempre, ti fa sentire il sapore di una cosa che poi si rivela indigesta. Ecco, in stazione sul cartellone si leggeva: “3 minuti di ritardo”, poi “6 minuti di ritardo” e così via fino a che poi si è stufato pure l’addetto e ha messo “ritardo imprecisato”, la folla si accalcava sul marciapiede della stazione, perché si aggiungevano le persone che solitamente prendono i treni successivi al mio. Ci aspettavamo già tutti la comunicazione “treno soppresso”, finalmente in lontananza i fari! Saliamo tutti, e qui ne approfitto per denunciare l’ascella molesta già che è in trend, finalmente chiamo a casa per dare un segnale di vita. Ma subito dopo devo richiamare per avvisare che a causa di un guasto tecnico dobbiamo scendere a la stazione successiva e attendere il prossimo transito verso nord. 

A questo punto mi stava venendo una crisi isterica, ormai non solo era caduto il calendario dei santi ma si era trascinato tutta la parete. Stavamo a malapena sul marciapiede, pareva di essere a un concerto di Gigi D’Alessio, umore sotto le scarpe, stanchi al freddo e senza sapere se effettivamente fosse arrivato un treno in tempo utile.

Immaginatevi che sballo salire su un treno già pieno zeppo tutti quanti, il mio pensiero va a coloro che non sono riusciti a entrare e che forse si trovavano ancora là oggi due giorni fa. Dulcis in fundo, arrivata a destinazione ho dovuto pure combattere con i pidocchi recuperati all’asilo, ma questa è un’altra storia.

Comunque io ho ancora fiducia nei mezzi pubblici, anche perché sulle strade la situazione non è mica diversa, attraversare il Ticino è un’impresa titanica. Ermotti ha dichiarato che prevede che si andrà in pensione a 72 anni, io volevo solo precisare che sarà così perché dobbiamo recuperare le ore di lavoro perse sul percorso di andata.

“Per giungere alla concezione futurista del provvisorio, del veloce e dell’eroico sforzo continuo, bisogna bruciare la tonaca nera, simbolo di lentezza e fondere tutte le campane per farne altrettante rotaie di nuovi treni ultraveloci.” Filippo Tommaso Emilio Marinetti

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