Un pensiero d’amore a distanza

Un pensiero alla vittima dell’incidente mortale a Sigirino, senza rabbia e pieno d’umanità

Di Nicoletta Barazzoni

Esprimere anche attraverso i social dei sentimenti come quelli che si provano di fronte a certe tragedie non ha sempre a che fare con il piacere perverso di gioire delle disgrazie altrui, o con la voglia di aggredire verbalmente per il piacere di farlo. Al contrario, e trovo sia un atto di grande umanità, quando ci si mobilita, esprimendo le proprie emozioni, è un modo per condividere le paure, la rabbia, l’incredulità davanti a un dolore che è collettivo perché in esso ci immedesimiamo.

Penso alla morte dello scooterista Andrea Tamborini, la cui vita è stata stroncata da un pirata della strada che guidava ubriaco. Quando succedono queste tragedie viviamo l’ingiustizia perché ci rendiamo conto che poteva capitare, e può capitare, anche a noi o ai nostri cari, e anche per questo partecipiamo con grande coinvolgimento. Quando c’è una perdita di rispetto nei confronti della vittima e dei famigliari, espressa attraverso il desiderio di sensazionalismo mediatico ma anche quando i commenti sui social debordano nella violenza verbale, sono la prima a dissentire e a dissociarmi. Ma quando si esternano le proprie emozioni, anche quelle più devastanti nei confronti di chi ha causato questa morte, vi intravedo il desiderio di stringersi attorno al dramma, che ha colpito la famiglia ma anche un’intera comunità.

In alcuni commenti sui social ho letto minacce di morte, insulti indirizzati al colpevole dell’incidente mortale. É certamente riprovevole, ma nel loro modo di accanirsi certe persone descrivono i loro sentimenti più distruttivi perché c’è l’impotenza di fronte a una morte come quella di Andrea Tamborini, a cui non smetto di pensare, che non può essere vissuta senza essere condivisa, nel bene e nel male. Con ciò non intendo dire che giustifico chi si accanisce sul pirata della strada, chiedendone il linciaggio. L’impatto di questa sciagura umana è troppo forte per non ricadere su tutti noi. E ognuno ha un suo modo di scotomizzare il dolore e la morte.

Questa storia, come molte altre, con la vita di un uomo che mentre rientra a casa dalla moglie e dal figlio, e viene falciato, coinvolge e colpisce profondamente. Questa sorte contorce le viscere perché è una fine inaccettabile. Quello che cerco di fare in queste situazioni è di non farmi guidare dal risentimento verso colui che ha stroncato la vita di un altro uomo. Non voglio odiare l’autore di questa incontenibile e insopportabile realtà. Non voglio odiare chi ha causato questa morte perché sento che l’astio, che umanamente anch’io avverto, non fa altro che aumentare la rabbia contribuendo solo a dare forza al rancore e al male. Cerco di allontanare queste sensazioni per impedire all’odio di avere il sopravvento anche se il menefreghismo non permette giustificazioni. Vorrei che questa storia d’amore, e altre storie come questa, di quest’uomo diventato da poco papà, che non conosco se non per vie indirette; vorrei che questa vita interrotta dall’irresponsabilità, rimanesse un ricordo che possa riaffiorare quando, attraversando in auto il luogo dell’incidente, accarezzerò da molto lontano e lievemente chi è stato colpito da questo dolore. Perciò voglio esserci con un pensiero d’amore a distanza.

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