Una svastica per il Ticino

L’ accoltellatore di Locarno sarebbe membro di un gruppo neonazista fautore della supremazia della razza bianca

Di Fabio Amorth

La notizia è di qualche giorno fa. “Zuffa con coltello in Piazza Grande”, titolava online tio.ch il mattino dopo. Perché per due ubriachi che si accapigliano nella notte, con un ferito lieve e nulla più, mica puoi usare paroloni. Zuffa, baruffa, screzio. Robetta, insomma. Due giovinastri attaccabrighe in balia di una sbronza molesta. Insomma, normale amministrazione. O quasi.

Perché un accoltellamento di solito fa notizia per la minaccia procurata o, quando va male, per l’offesa, per le coltellate inflitte alla vittima. Raramente per il coltello usato. Certo uno stiletto non è un machete e un coltello elettrico può far danno tanto quanto una motosega se utilizzato malamente, ma qui il punto è un altro. A Locarno, un brivido lungo la schiena gli inquirenti lo hanno avuto osservando con più attenzione il coltello ritrovato in un secondo tempo. Incisa sulla lama la scritta “Sieg Heil”, il saluto nazista, e una simpatica svastica.

È saltato così fuori che uno dei due protagonisti della zuffa sarebbe un tenero e romantico filonazista. Un nostalgico del bel tempo che fu. Che fra tatuaggi, muscoli, testa rasata, catenazze e anfibi d’ordinanza non disdegna il fatto di accompagnarsi con un gingillo di sì fatta foggia e con simile ornamento ad abbellire e impreziosire l’arma da taglio in questione. Per la cronaca, si tratterebbe di un giovane del Sopraceneri residente a Biasca e peraltro già noto alle autorità che farebbe parte di Crew 38, la sezione in salsa tutta ticinese degli Hammerskins, ferventi sostenitori della supremazia della razza bianca. Così, ripensando al titolo poco azzeccato dell’inizio, c’è da chiedersi se forse non era più appropriato un “Ticino, piccoli nazisti crescono”.

Ma com’è possibile che questo tipo di condotta e d’atteggiamento trovino cittadinanza anche da noi e vengano probabilmente tollerati da genitori, amici e più in generale dalla comunità?

C’è senza dubbio qualcosa di malato nel confondere l’essere patriotici, l’amore per la propria terra con l’odio e la violenza nazionalsocialista. Ma soprattutto chi l’ha detto che il patriottismo non possa andare a braccetto con l’inclusione?

Dopo il securino che faceva proselitismo pro ISIS (vedi ARGO 1), volevamo forse farci mancare un bel gruppetto di zucche vuote, intese come teste, che con tanto di svastiche sui coltelli s’azzuffano per i borghi del Bel Ticino? Evidentemente no.

Così com’è certo che il male della follia e il disagio sociale si manifestano e si annidano ovunque, in ogni epoca, e senza doverne fare per forza una questione d’età. Poiché, il più delle volte, dietro non c’è il bisogno di un’ideologia ma di un’ideologia che soddisfi un bisogno. Quello di essere sadici, cinici e crudeli.

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