Bignasca Show: a casa mezza RSI. E i noss gent?

L’ex coordinatore della Lega si schiera apertamente a favore dell’iniziativa No Billag, e mostra quasi disprezzo verso il servizio pubblico e i lavoratori.

Di Candido

Lo show di Attilio Bignasca su LiberaTv è un capolavoro. È una specie di Summa Theologiae leghista, l’essenza della filosofia di Via Monte Boglia: disprezzo e sberleffi verso il settore pubblico, linguaggio da bar applicato alla politica, convinzione che il Ticino non faccia parte della Svizzera, primanostrismo à la carte, complottismo. Il Conte Zio, che nonostante i proclami ha cambiato idea e non schioda dal Ticino, almeno per ora, dichiara di appoggiare apertamente l’iniziativa No Billag e ripete il ritornello che piace tanto anche a Vitta e compagni: se un’iniziativa non passa a livello nazionale, ma in Ticino si, allora è come se fosse passata e si canta vittoria ugualmente. Insomma, il Popolo è sovrano, per Bignasca, ma solo quella parte che vota come vuole lui. Quanto ai 1200 lavoratori della RSI che, nel caso passasse l’iniziativa perderebbero l’impiego, l’ex coordinatore del partito di Via Monte Boglia dice che, in poche parole, a lui non importa niente, che non succederà e che anche se succedesse sono troppi, guadagnano troppo, ne basta la metà e l’altra metà può anche andare a casa: ma come, Attilio? Mandi a casa 600 persone perchè ti sta sulle scatole la RSI? E gli operai, manutentori, impiegati delle pulizie che lavorano per l’ente, gente che sicuramente non guadagna quanto un Ceschi o un Mammone, buona parte residenti? Ma non eravate il partito dei noss gent? Ora come funziona, ci sono lavoratori di serie A e di serie B a seconda del loro posto di lavoro? Ma non siete voi quelli che gridate allarmi sulla disoccupazione crescente? Mistero.

Bignasca lo dice chiaramente: se non ci fosse la radiotelevisione pubblica a lui non fregherebbe niente, tanto non difendono i ticinesi. E alla contestazione che non è affatto vero, che si occupano dei problemi dei ticinesi, come risponde il Conte Zio? Argomenta, dibatte? No. Non risponde, si inca**a con Leoni perchè, a suo dire, difende la RSI. Evidentemente, fa comodo dalle parti di Via Monte Boglia l’idea di togliersi di torno un pericoloso concorrente che faccia informazione in modo corretto e imparziale contrastando le panzane che ogni domenica il Mattino della Domenica propina ai ticinesi. Furbo, l’Attilio, non c’è che dire: avanti col complottismo, attacchiamo chiunque difenda il servizio pubblico per il solo fatto di farlo, creiamo altre tifoserie. D’altronde, son più di 25 anni che vanno avanti facendo della politica una questione di tifo, il metodo è collaudato.

Ma il culmine arriva in chiusura del teatrino mediatico di Bignasca: clamorose rivelazioni sui movimenti intestinali dei Consiglieri di Stato leghisti in seguito alla pronuncia del Governo contro l’iniziativa No Billag. Scopriamo improvvisamente che Zali e Gobbi, dietro la facciata da duri e puri, nascondono un animo sensibile: ci rendiamo conto improvvisamente che, stando a quanto dice l’Attilio, in sostanza non sono in grado di far fronte a quegli stalker della RSI (ipse dixit), non sono capaci di decidere autonomamente sopportando le pressioni, e quindi hanno avallato la posizione contraria con estremo dolore, tanto che, poverini, uno ha vomitato e l’altro ha avuto problemi di stomaco. Ma allora, ci si chiede come facciano a fare il loro lavoro se non riescono  a sopportare le tensioni e cedono in questo modo alle pressioni, standoci poi tanto male: il Potere logora, diceva Andreotti. Insomma, se Bignasca voleva dire che la collegialità fa cagare, l’immagine di Gobbi che dà l’anima, letteralmente, o di Zali inchiodato al WC ha reso benissimo il concetto. Ma che la Lega se ne freghi delle istituzioni, in fondo, lo sapevamo già. Che se ne freghi anche dei lavoratori, lo sospettavamo, ma ora ne abbiamo la certezza. Grazie Attilio, almeno sei sincero e ce lo dici chiaramente.

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