Il birchermüesli delle Officine

Solleva dubbi l’idea di realizzare un polo tecnologico sul sedime delle Officine dopo il loro trasferimento

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La montagna ha partorito il topolino, oppure c’è qualche cosa di concreto nel progetto presentato per il futuro delle Officine di Bellinzona?

Che le Officine sarebbero state trasferite io lo avevo scritto già ai tempi dello sciopero. Non che io sia un indovino, ma bastava avere una qualche minima nozione di economia industriale per capire come si sarebbero evolute le future strategie delle Ffs. Semmai nel nuovo progetto lascia un qualche dubbio la decisione di concentrare la futura attività solo sulla manutenzione dei treni. Non sono un esperto del settore ferroviario, ma forse si poteva sperare in qualcosa di più. Mi sa però che la decisione è stata dettata dai processi di ottimizzazione dei diversi centri Ffs al fine di ottenere le necessarie economie di scala per ogni stabilimento.

Semmai si poteva sperare che le autorità politiche locali – dopo anni di proclami e di studi – fossero in grado di imporre perlomeno un polo ferroviario che comprendesse non solo l’ex regia federale, ma anche altre realtà industriali come – tanto per fare un esempio conosciuto – Stadler Rail o le Ferrovie italiane, che hanno un grande bisogno di centri di manutenzione, in particolare per la ristrutturazione di carri e vagoni.

Le vere preoccupazione vengono dalla destinazione dell’attuale sedime, metà del quale dovrebbe rimanere alle Ffs che, sembra, lo voglia ristrutturare per costruire immobili, mentre l’altra metà passerà al Cantone e al Comune che ne farà un polo tecnologico.

Ora, quando sento le autorità politiche ticinesi parlare di polo tecnologico a me viene un formicolio alla pancia. Se dovessimo fare la conta dei progetti di parchi tecnologici ipotizzati in Ticino negli ultimi anni, supereremmo la decina, ma nessuno di questi ha mai visto la luce.

Perché un parco tecnologico non si concretizza per magia ma – come avevo scritto al momento del lancio dell’iniziativa  “Giù le mani dalle officine” – necessità di dinamiche, di conoscenze, di capitali che in Ticino non ci sono. E in effetti, l’iniziativa firmata da oltre 15’000 persone è sfociata in un prosaico “Centro di competenza sulla mobilità” che, a quanto ne so, occupa una sola persona, cioè il direttore. Ma lo stesso è avvenuto altrove.

Perché questa volta dovrebbe essere diverso? Partiamo da una semplice constatazione. Metà della superficie sarà destinata ed area immobiliare, verosimilmente di standard elevato, e quindi vedo male nell’altra metà qualcosa che potrebbe disturbare la quiete degli inquilini del nuovo “Centro immobiliare Fss”. Certamente, si potrebbe fare ricerca e sviluppo? Ma in che settore? Alla carlona, cioè quello che arriva arriva? Identificando un settore di punta? Difficile. A Bellinzona ci sono state diverse difficoltà a sviluppare un polo biotecnologico attorno all’IRB (un centro di eccellenza mondiale), figuriamoci a partire a zero o quasi. Difficile, molto difficile.

Penso che i politici che hanno accettato questa soluzione, siano fondamentale in buona fede, anche se l’onorevole Vitta un qualche dubbio dovrebbe averlo maturato visto la fine del centro di competenza da lui elaborato. La realtà è, però, che un polo tecnologico è una cosa molto complessa, che non si può proporre a cuor leggere solo perché suona bene.

Questo non significa che non si possa fare nulla di interessante, con obiettivi più modesti. Ma certamente in quest’area non si creeranno posti di lavori tali da compensare quelli persi nelle Officine versione 2025

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