Céline Amaudruz, vittima dei maschi

Solidarietà al di là degli schieramenti politici a Céline Amaudruz, attaccata dagli uomini del suo stesso partito per aver denunciato molestie all’interno del Parlamento

Di Corrado Mordasini

Céline Amaudruz, vice presidente dell’UDC, non raccoglie le nostre simpatie, avevamo già parlato di lei e della sua arroganza tempo fa (leggi qui).

È però doverosa l’onestà intellettuale di difenderla perché vittima di un sistema che, soprattutto all’interno dell’UDC, risulta per quello che è senza sconti: retrogrado e maschilista, nel peggior senso della parola.

La Amaudruz era stata, sull’onda del caso del vice presidente PPD Yannick Buttet e delle accuse di stalking e molestie a lui rivolte (leggi qui), l’unica parlamentare che aveva denunciato pratiche di molestie a viso aperto.

Nonostante il suo coraggio, Céline si è trovata sul banco degli accusati durante la sessione del suo gruppo martedì scorso. I proiettori che ieri illuminavano Buttet oggi si spostano impietosi su di lei, l’unica deputata, appunto, che aveva  fino ad oggi testimoniato pubblicamente:

“Recentemente, un parlamentare ha avuto verso di me dei gesti inappropriati. Ci sono persone con cui non prenderei l’ascensore.”

Dichiarazione malamente tollerata dal vecchio capogruppo dell’UDC Adrian Amstuz. Secondo il Sonntagsblick, il politico bernese, abituato a lavorare più di mannaia che di fioretto, ha preso la parola all’ultima seduta del gruppo UDC per fustigare i comportamenti di Céline, colpevole di non aver nominato le persone alle quali lei pensava e accusandola di avere gettato sospetti su tutti gli uomini. Accusata in questo modo, la deputata ginevrina avrebbe lasciato la seduta in lacrime, difesa solamente dal friburghese Jean Francois Rimé.

Nell’UDC questo incidente ha suscitato un certo malessere anche perché contemporaneo a un editoriale della Weltwoche (proprietà di Christoph Blocher) firmato da Roger Köppel in cui dichiarava di aver sempre visto Céline Amaudruz sempre in minigonna.

Per assurdo, è la Sinistra a difendere la deputata democentrista. Adèle Thorens, dei Verdi vodesi dichiara:

“È scandaloso, il fatto di essere una bella donna e di sapersi valorizzare non giustifica alcun comportamento inadeguato. Le donne devono rinnegare il proprio corpo e la loro femminilità  per essere rispettate?”

Inferocita anche Rebecca Ruiz del PS:

“Le proposte rivolte da alcuni nei confronti di Céline Amaudruz, e in maniera più generale alle vittime di violenza sessuale sono semplicemente inqualificabili. Non fanno che provare quanto sia difficile testimoniare a viso scoperto.”

Kathrin Bertschy, presidente di una struttura mantello che raggruppa le associazioni femminili riassume la situazione:

“le donne hanno sempre torto, se parlano si dice che esagerano e se stanno zitte non si vogliono capire le loro ragioni e si critica la loro posizione di debolezza.”

Parlare di donne in minigonna che provocano gli uomini è indegno di qualsiasi giornalista o di chi si fregia di questo nome. Negli ultimi decenni le donne hanno faticato ad uscire dal loro asservimento, e la strada da fare è ancora lunga, soprattutto all’interno dell’UDC e di partiti che in fondo le donne le usano solo come bandierine da sventolare in parlamento. Poi però il lupo si rimette la pelle, e appena qualcuna sgarra la si rimette al suo posto. Non amiamo Céline ma oggi siamo con lei, perché è dovere di ogni cittadino rispettoso e onesto. E perché il nostro Parlamento deve essere il primo posto in cui il rispetto e la stima siano valori imprescindibili.

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