C’era una volta la cucina di Comano

Piccola storia della tele da mangiare: Franca Canevascini racconta di dita in pentola e torte in diretta

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Polpettoni, torte salate e baccalà. Negli studi Rsi, o meglio Tsi, i piatti dal sapore nostrano di Franca Canevascini non avanzavano mai. Quando si finiva di registrare una puntata di Cosa bolle in pentola, rigorosamente girata in diretta, qualcuno aspettava che la torta in forno finisse di cuocere, così  magari, per il trovarobe la cena era bella che servita.

Per scoprire come la cucina si è intrufolata nelle abitudini televisive dei ticinesi, Franca Canevascini, in arte ‘la Rose’, attrice dialettale e cuoca per passione, mi ha prestato più di un ricordo.

Inizialmente la cucina è arrivata sul piccolo schermo calma e suadente, prima di tutto per educare. Ben lontani da urla, corse in dispensa e chef cabarettisti, il pubblico si doveva accontentare della routine casalinga attorno ai fornelli per godersi uno show culinario. Se Inghilterra, America o Italia sono da oltre metà secolo ghiotte di programmi sul cibo, anche in Ticino, sebbene con più grazia e meno esagerazioni, la televisione pubblica ha accontentato i gusti della società che cambia.

Alla fine degli anni ’70 il programma Trovarsi in casa iniziò a mettere sotto i riflettori cuochi più o meno professionisti. Franca Canevascini, divenuta ‘la Rose’ nella seguitissima trasmissione radiofonica Il minestrone di Sergio Maspoli, vi partecipò spesso: “Alla cucina erano dedicati circa dieci minuti, io arrivavo già con una pietanza pronta e la spiegavo in dialetto. Fu lì che conobbi Angelo Conti Rossini con cui nacque una splendida amicizia. Ecco lui non rimase molto in televisione”. Franca mi spiega che “durante una puntata, Angelo mise un dito in una pentola per assaggiarne il contenuto. Gli spettatori si scatenarono inondandolo di critiche (altro che Facebook, ci volevano carta, penna e pure francobollo ndr). Fu così che lo chef stellato non mise più piede in televisione”.

Terminata la trasmissione Trovarsi in casa, mentre Franca tornava a dedicarsi al teatro e al Cabaret della Svizzera Italiana, la voglia di cucina in tv cresceva. Nel 1991, con Bigio Biaggi, iniziava Cosa bolle in pentola. Con lei il palinsesto della vecchia Tsi era definitivamente modificato. Con I cucinatori, Piattoforte e l’odierno Cuochi d’artificio il tempo dedicato ai fornelli è cresciuto negli anni: dai 35 minuti di Cosa bolle in pentola ai 60 minuti dell’amato programma della Margiotta. Per non parlare poi delle incursioni della gastronomia nei programmi televisivi più disparati.

“Guardavo in tv Cosa bolle in pentola e un giorno mi chiamò Giuseppe Foppa, il produttore, chiedendomi se volevo partecipare perché avevano bisogno di una donna, cuoca non professionista”. Unica presenza femminile tra la squadra dei cucinatori, Franca divenne la casalinga più seguita grazie alle sue ricette gustose e replicabili. Tra chef più o meno stellati, tra un Luca Alberti o un Paolo Carugati, Franca si destreggiava bene, stringendo amicizie durature. Una tra tutte quelle con Bigio Biaggi che prima della diretta la punzecchiava: “Sta attenta a come parli altrimenti rischi di farti male”. Perché al tempo un ‘porca l’oca’ sussurrato era ancora qualcosa di scandaloso.

Grazie alla trasmissione de ‘il Bigio’ Franca conobbe anche il suo amato Roberto Vecchioni: “Durante delle puntate speciali di Cosa bolle in pentola si invitavano diversi ospiti e un cuoco a rotazione preparava la cena. Foppa e Biaggi sapendo che ero fan di Vecchioni lo invitarono nella mia puntata. Tra gli altri c’era anche Rita Pavone, mi sbalordì la velocità con cui mangiò”.

E a Natale? Quali piatti andavano in onda? Con la Canevascini si andava sul sicuro: tutta roba nostrana e pochi esotismi. “Un menù festivo, anche quando lo proponevo ai miei familiari, poteva includere un’entrée come una crema di zucca o una torta salata con salmone e porri e poi una portata principale a base di carne. Dal cosciotto d’agnello alla faraona o cappone ripieni. Per fortuna che tra i miei amici l’unico vegano lo è solo a casa sua”.

Per saperne un po’ di più dei piatti della Canevascini, se magari vi è venuta un po’ di nostalgia per i tempi andati, non perdetevi i suoi libri: Buon appetito! Rose e Cibo e vino, connubio divino.

Questa, una sua ricettina per dei biscotti natalizi:

Biscotti regali:

Farina bianca: 260 g

Zucchero: 150 g

Burro: 200 g

Mandorle pelate tritate 200 g

Uova: 4 tuorli

1 bustina di zucchero vanigliato

1 scorza di limone bio

1 pizzico di sale

 

Glassa per ricoprire

Preparare la pasta frolla con tutti gli ingredienti badando al burro che non deve essere gelido. Avvolgere l’impasto in una pellicola e farlo riposare in frigorifero per una notte. Una volta steso a un’altezza di 3 o 4 mm e create le forme, cuocere i biscotti nel forno preriscaldato a 190° per 10 minuti circa. Una volta freddi immergerli per metà nella glassa al cioccolato (va bene anche quella già pronta che si trova in supermercato).

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