Ci ricorderemo di voi…

La decisione unilaterale di The Donald di spostare l’ambasciata USA a Gerusalemme, la citta troppo santa per non essere contesa (leggi qui), ritenuta da tutti gli osservatori una decisione sciagurata e destabilizzante, si fa beffe della diplomazia internazionale. E ora si arriva alle minacce

Di Alessandro Schirm

L’arroganza Statunitense targata Trump, ci fa tornare indietro di decenni, quando gli USA facevano il bello e il brutto tempo, trattando gli europei come i figli della serva.

La decisione unilaterale di The Donald di spostare l’ambasciata USA a Gerusalemme, la citta troppo santa per non essere contesa (leggi qui), ritenuta da tutti gli osservatori una decisione sciagurata e destabilizzante, si fa beffe della diplomazia internazionale. E ora con nuova boria si arriva addirittura alle minacce. “Un insulto e un affronto che non dimenticheremo”, “prenderemo i nomi di chi voterà la mozione” dichiarano gli USA, con piglio da cow-boy texano.  I nomi? Ma dove siamo? Alla riunione di una cosca camorrista o a un congresso dell’ONU?

La reazione americana arriva dopo una bozza di risoluzione dell’ONU che condannava e respingeva il riconoscimento USA di Gerusalemme come capitale israeliana. Gli USA hanno messo il loro veto alla risoluzione ONU, un antico privilegio retaggio della vittoria nella Seconda Guerra Mondiale, che concede ad alcuni Paesi il diritto di bloccare le risoluzioni se non gradite.

L’Europa, che per una volta sembra compatta, si trova ad andare a sbattere contro l’alterigia di un miliardario destrorso abituato ad avere quello che vuole con le buone o con le cattive, che siano donne, (“Le donne? Se sei una star puoi fare quel che vuoi”) , oggetti o nazioni.

Questa è una prova seria per l’Europa, che ha a tutti gli effetti sulla carta i mezzi per contrastare l’avversario: se guardiamo infatti i numeri, il Vecchio Continente ha un mercato economico più vasto e una popolazione più numerosa degli USA. Inoltre, i cambiamenti geopolitici rendono più instabile l’equilibrio della bilancia che fino a un paio di decenni fa pendeva decisamente in direzione degli USA.

La diplomazia statunitense, se ancora si può parlare di diplomazia a questo punto, sembra avere perso la bussola sotto la guida del suo folle presidente. La polveriera mediorientale è pronta a esplodere, la Corea lancia missili come fossero caramelle, e l’alleato europeo comincia a rendersi conto, forse, che può camminare sulle sue gambe senza essere eternamente il lacché della bandiera a stelle e strisce. Certo è che Trump si dimostra giornalmente la peggiore scelta che potessero fare gli elettori statunitensi.

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