Contratto collettivo? In Ticino NO.

Il Ticino resta fuori dal contratto collettivo per i dipendenti delle stazioni di servizio. Un bel risultato, per Cattaneo e Centonze.

Di Alessandro Schirm

Un contratto collettivo è una buona cosa, no? E in questi giorni ne è stato ratificato uno a livello federale per i dipendenti delle stazioni di servizio. Un contratto che va bene per tutti, ma non per il Ticino.

E se non è uno schiaffo morale questo, non sappiamo cosa possa esserlo, in un Cantone dove già gli stipendi sono più bassi che nel resto della Svizzera, in un Cantone maledettamente di confine, ci vediamo buggerati ed emarginati, accettando condizioni infami.

Ma di chi è la colpa? Soprattutto dell’Associazione dei gestori di stazioni di servizio, capitanate da Centonze e dalla City Carburoil di Rocco Cattaneo, che invece di pontificare sulla RSI dovrebbe trattare più decentemente i dipendenti che gli permettono di vivere come un nababbo. Perché i rendimenti delle stazioni di servizio in Ticino sono le stesse del resto della Svizzera, ma come al solito si piange miseria, e a pagare sono sempre i dipendenti. Le stazioni di servizio di Cattaneo, infatti, piazzate strategicamente, sono sempre piene come uova.

Abbiamo sentito Giangiorgio Gargantini di UNIA, per farci spiegare meglio la situazione.

Gargantini ci racconta che questo contratto sarebbe stato un netto miglioramento, importante soprattutto in un settore difficile, sottoposto a lavoro ininterrotto per 365 giorni l’anno e a notevole rischio di sicurezza. Infatti, lavorando in una stazione di servizio di confine è lecito chiedersi non se ci sarà una rapina, ma quando.

Per questo motivo i lavoratori del settore avrebbero meritato di avere un contratto collettivo completo con dei salari minimi degni. Questo è possibile in tutta la Svizzera ma non in Ticino.

Ma perché? I primi responsabili, come dicevamo, sono le associazioni padronali del settore nel cui comitato, come dicevamo, siede anche Cattaneo, ma la cosa assurda è che il comitato direttivo dell’ATSS (Associazione Ticinese delle Stazioni di Servizio), in cui, oltre a Centonze, siede la sorella di Cattaneo, Lorenza Cattaneo Colombo, è stata creata appositamente e principalmente per combattere l’entrata in vigore di un contratto collettivo (vedi immagine allegata del sito). È la stessa ATSS a confermare quanto diciamo, in un comunicato del 6 dicembre:

“…riguardo alla proposta di CCL-nazionale, segnatamente in merito al salario minimo per il Canton Ticino in essa contenuto, ha costretto ATSS ad opporsi fermamente alla stessa. ATSS, in particolare, aveva criticato alcuni contenuti del CCL-nazionale, i quali non tenevano sufficientemente conto (…) delle peculiarità regionali del nostro Cantone.

Davanti a una tal evidenza, pertanto, la SECO – tramite il Consiglio Federale – ha confermato il mancato rispetto della realtà macroeconomica del Canton Ticino da parte dei richiedenti l’obbligatorietà generale al CCL, esonerando di conseguenza il nostro territorio dalla regolamentazione dei salari minimi.”

Niente salario minimo per il Ticino dunque. E qui la responsabilità di Vitta, che ha sempre definito il Ticino una realtà particolare, è evidente. Non è un caso che la risposta del Consiglio Federale venga a un mese circa dalla presentazione del messaggio sul salario minimo e due settimane dopo che il Consiglio di Stato aveva inviato alla SECO (La divisione dell’economia) per ottenerne la convalida il CCL della vendita che sancisce un salario minimo di 3200 franchi al mese. Un salario minimo vergognosamente più basso da quelli presentati da altri Cantoni.

Grazie a Vitta, anche a Berna è passata l’idea che in Ticino si vive tranquillamente con salari più bassi, e Gargantini conclude:

“ Grazie, se c’erano dubbi, adesso lo hanno capito anche a Berna”.

 

 

 

 

Ti potrebbero interessare: