Gerusalemme capitale del mondo

Un piccolo escursus storico per renderci conto di quanto siano inutili e pretestuose le pretese israeliane su Gerusalemme capitale. La città santa è per tradizione fulcro religioso per diverse confessioni ed etnie.

Di Alessandro Boggian

A seguito del recente annuncio da parte del presidente Trump, di riconoscere Gerusalemme quale capitale dello Stato di Israele, non si sono soltanto uditi rimproveri, ma anche approvazione da chi sostiene che Gerusalemme è sempre stata l’antica capitale degli Ebrei.

Gerusalemme esiste da millenni. Opere datate oltre 6000 anni fa sono state scoperte a Gerusalemme Est e vi è menzione di una località chiamata Rusalimum in testi di esecrazione egiziani di 4000 anni fa. Il nome Rusalimum, anche se contestato da alcuni studiosi che si tratti di Gerusalemme, ha una chiara radice semitica. Come chiaramente semitico è il nome dato da un’iscrizione mesopotamica contemporanea che cita la località di Urusalima, ovvero la città di Shalima, un dio Canaanita associato al tramonto e alla pace.

Chi erano i Canaaniti, ovvero i primi abitanti storici della Palestina? Erano una popolazione che comprendeva diverse etnie compresi i Fenici, i Filistei e gli Israeliti, che viveva tra l’Anatolia e il Sinai, a ovest del deserto siriano. Parlavano tutti una lingua semitica che, tra l’altro, comprende l’ebraico e l’arabo. La Palestina era pertanto un crogiuolo di tante etnie diverse che, ad un certo punto, entrarono in conflitto per il controllo del territorio. Da allora Gerusalemme, a dispetto del suo nome, è sempre stata una città contestata, trovando raramente pace e convivenza.

Secondo le Scritture, Abramo giunse in Palestina circa 4000 anni fa proveniente dalla Mesopotamia. Egli è il patriarca non solo degli Ebrei, come vogliono far credere a Tel Aviv, ma anche di cristiani e musulmani. Pertanto, gli Ebrei hanno occupato Gerusalemme soltanto durante i regni di Davide e Salomone, che sono considerati anche profeti islamici, durante il regno degli Asmonei e ultimamente da Israele. In tutto sono soltanto 225 anni – o 216 anni se aggiungiamo Gerusalemme Est, sotto controllo arabo fino al 1967 – su circa 4000 anni. Ad essere precisi, andrebbero aggiunti circa tre anni in cui la città fu data in affidamento al leader ebreo Beniamino di Tiberiade da, ironia della storia, i Persiani, che sconfissero l’imperatore bizantino Eraclio nel 614. Durante il suo governo, i cristiani di Gerusalemme furono massacrati e le chiese e i monasteri distrutti.

Nell’anno 638, gli Arabi espugnano Gerusalemme, riconquistata da Eraclio solo dieci anni prima, e la ribattezzano Al-Quds, la Città Santa, in quanto la città, per la prima volta in quasi 600 anni, viene dichiarata aperta a tutte le fedi abramitiche e agli Ebrei viene permesso di ricostruire le sinagoghe appena distrutte dai cristiani per vendetta.

Gerusalemme rimarrà, tra arabi, curdi, mamelucchi, adighé e ottomani, sotto controllo islamico per oltre mille anni fino al 1917 quando viene occupata dai britannici. All’epoca del periodo islamico ci furono diverse parentesi durante le Crociate e le invasioni mongole. La Chiesa di Roma e i cristiani nestoriani mongoli presero possesso di Gerusalemme per un totale di circa 104 anni che vanno aggiunti ai 310 anni sotto controllo bizantino. I britannici vi rimasero per soli 31 anni.

Semplificando la complessa storia di Gerusalemme, nei 4000 anni di esistenza, escludendo il periodo proto-Canaanita, la città è stata distrutta due volte, attaccata 52 volte, messa sotto assedio 23 volte e catturata e ricatturata 44 volte.

Quindi, le fabbricazioni storiche israeliane che raccontano di una Gerusalemme in mano ebraica per 3000 anni sono totalmente false. Anche se va ammesso che ebrei vi abitarono per gran parte di questo periodo, Gerusalemme fu continuamente abitata dai suoi abitanti di sempre, ovvero i palestinesi, a prescindere dalla loro religione. Lo Stato di Israele è un’invenzione moderna fondata da stranieri che invasero la Palestina dopo la Seconda Guerra Mondiale e pertanto, dichiarare Gerusalemme capitale dello “Stato ebraico” è un insulto non solo ai suoi cittadini cristiani e musulmani, ma alla sua tradizione di città aperta e tollerante dove confluiscono non solo le religioni abramitiche, ma anche studiosi e turisti laici per ammirarne la storia e le bellezze di una città che appartiene al mondo, non esclusivamente ad Israele.

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