Giovani in (in)formazione

Il giornalismo moderno e la perdita del senso dell’informazione corretta nell’era del web

Di CarnetNoir

Il 16 novembre si è tenuta a Villa Ciani la Notte Bianca delle Carriere, evento molto suggestivo per gli studenti universitari svizzeri che vogliono affacciarsi al mondo delle imprese.

Nel corso della serata, oltre all’apprezzatissimo aperitivo, si sono tenuti diversi workshop con aziende indigene ed internazionali.

Questa imperdibile occasione è ricca di iniziative allettanti: vi è infatti la possibilità di vincere una cospicua borsa di studio che permette di pagare le rette dell’intero bachelor, si ha occasione di parlare con i responsabili delle risorse umane delle varie aziende presenti, si crea anche un bellissimo spirito di gruppo con i colleghi di corsi e si ha l’opportunità di toccare da vicino e sperimentare alcuni temi trattati a lezione.

Ecco perchè sono riuscita a toppare e a trovarmi nel workshop del Corriere del Ticino come una pera in un cesto di cipolle.

Sono consapevole del fatto che iscriversi a un’attività per poi trovarsi in un’altra non è né serio né professionale, ma ammetto che per me è stata una mano santa trovarsi a tu per tu con le menti di una nota testata nostrana.

Scrivendo per Gas mi sono interrogata spesso su come i media vengano utilizzati e sfruttati per missioni non sempre dignitose. Soprattutto mi sono chiesta come un titolo possa dare uno schiaffo alla moralità e instaurare nel lettore un senso di stizza o curiosità.

Il compito era assegnare titolo e occhiello a notizie già scritte. Momenti davvero esilaranti, trovate di una genialità mai vista, nemmeno tra i professionisti del settore, ho riso davvero di gusto.

È passata una settimana e ancora ci penso, sì, perché una volta il giornalismo si limitava a riportare fatti e notizie cercando di non esprimere giudizio, se la testata prendeva posizione in merito a un determinato argomento affidava la responsabilità a un collaboratore esperto. Oggi non si legge notizia che non abbia almeno un pizzico di interpretazione dell’autore, quel tanto che basta per insinuare nel lettore una presa di posizione non sempre ponderata personalmente.

Alla conferenza emergeva che la tal notizia deve essere letta per prima rispetto a quella della concorrenza, poco importa se esce con errori ortografici nelle testate online o se le fonti non sono verificate al 100%. “Uscire cinque minuti prima dei concorrenti fa il leader”, questo fa intuire che si butta fuori uno scoop e si correggerà (forse) solo in un secondo momento, che la verità potrebbe non essere proprio esatta, che un lapsus potrebbe essere un tentativo furbetto di accaparrarsi più click.

Mi sono resa conto che leggere i quotidiani necessita criticità e l’obbligo morale di informarsi presso altri fornitori di servizi di informazione, non ci si può più permettere di buttare velocemente un occhio ai titoli per farsi una prima idea di ciò che accade.

Le nuove tecnologie sono meravigliose ma nel contempo rendono tutto più superficiale. Il moderno mondo redazionale mi fa pensare alla fotografia, paragone lecito. Quando l’arte di catturare un’immagine era frutto di uno sguardo attento sul paesaggio, perché il rullino non permetteva modifiche e infiniti tentativi, uno si metteva lì e si impegnava per ottenere un’inquadratura perfetta. Lo stesso accadeva nella stampa, lo scritto su carta era impresso e impossibile da modificare una volta in edicola. L’articolo era più curato sia dal punto di vista etico che da quello redazionale, la ricerca della notizia che “rende leader” era ponderata, non era questione di chi usciva prima ma di chi dava la notiziona del giorno. La lettura ti rimandava a una serie di immagini, di fotografie immaginarie e di ragionamenti personali che ora si sono purtroppo persi lasciando spazio a fazioni prestabilite dal sistema.

“Un giornalista, e lo stesso vale per un fotografo, ha il dovere di vivere in mezzo alle formiche, di vedere il mondo dal loro punto di vista.” (Mario Calabresi)

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