Hitler nelle carceri texane

Il Texas consente di tenere e consultare nelle biblioteche carcerarie testi neonazisi e suprematisti, censurando invece opere sul tema del razzismo

Di Corrado Mordasini

Non proprio lui in carne e ossa. Lui, per fortuna, è finito in cenere in quel bunker di Berlino più di 70 anni fa. Ci pensano però le carceri del Texas a mantenere viva la sua memoria. Lo Stato della stella solitaria ha una strana concezione di cosa è opportuno e cosa no nelle letture dei detenuti.

Nelle biblioteche delle carceri troviamo il Mein Kampf di Hitler, i libri del suprematista bianco David Duke e la bibbia dei neonazi “The Holy Book of Adolf Hitler” di James Battersby, un trattato sulle passioni esoteriche dello Zio Adolf. Libri che ogni carcere europeo rifuggirebbe come il fuoco. Tomi che incitano alla radicalizzazione e al razzismo, proprio quello che serve se vuoi farti un’infarinatura sulle teorie razziali ed eugenetiche naziste.

Ci sono anche i libri non permessi, testi osceni che sicuramente creerebbero attriti e problemi tra i detenuti oltre a minare la serenità delle guardie. Uno su tutti, “Il colore viola”, di Alice Walker, Premio Pulitzer e National Book Award per la narrativa nel 1983 e splendido romanzo sui pregiudizi razziali e maschilisti tra i neri americani. Un bellissimo e commovente ritratto della lotta femminile afroamericana nella società razzista bianca e nel maschilismo becero nero. “Il Colore Viola” è stato messo su pellicola nel 1985 con un memorabile film da Steven Spielberg.

Tutto qui. Hitler si, Alice Walker no. Gente buffa, quella del Texas.

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