La discesa in campo di Laura Boldrini

La presidente della Camera aderirà con ogni certezza a Liberi e Uguali, la nuova formazione politica fondata da Pietro Grasso.

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Ormai ci siamo: secondo indiscrezioni, il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella scioglierà le Camere entro la fine del 2017. Da quel momento, la campagna elettorale per eleggere un nuovo Parlamento, la cui maggioranza accorderà poi la fiducia ad un nuovo Governo,  entrerà nel vivo. Dunque sono questi i giorni decisivi per definire le coalizioni tra partiti: dopo non ci sarà più tempo, ci si dovrà concentrare solo sui programmi per governare il Paese nei prossimi cinque anni.

Finora questa fase di “costruzione” di alleanze politiche è stata caratterizzata, come è consuetudine per la politica italiana, da colpi di scena. Come ad esempio, il ritorno di Silvio Berlusconi che promette di risollevare il centrodestra ed arginare l’ascesa del Movimento Cinque Stelle; o il ritiro dalla politica di Angelino Alfano e Alessandro Di Battista; o il cambio di casacca, leit motiv di ogni elezione italiana, di Beatrice Lorenzin, ex Nuovo Centro Destra, Pierferdinando Casini e Fabrizio Cicchitto, che creeranno una lista vicina al PD; o la triste resa di Giuliano Pisapia, che per un anno ha provato coraggiosamente a ricompattare la sinistra ma non ci è riuscito e, dopo aver riconosciuto la sconfitta, ha rinunciato all’idea di un’alleanza con il PD di Matteo Renzi.

Tuttavia, la novità principale è la discesa in campo di due figure istituzionali: il Presidente del Senato Pietro Grasso e, soprattutto, il Presidente della Camera Laura Boldrini. Il primo, seconda carica dello Stato dopo il Presidente della Repubblica, ex magistrato figura fondamentale nella lotta alla mafia, ha contribuito a fondare il nuovo partito “Liberi e Uguali” (LeU), nato dall’unione tra “Art.-1 Movimento democratico progressista” (MdP) di Roberto Speranza, “SI – Sinistra Italiana” di Nicola Fratoianni e “Possibile” di Giuseppe Civati. Il partito, che i malpensanti dicono essere manovrato in realtà da Massimo D’Alema, nasce come alternativa al PD e si definisce a sinistra del PD. Vede Renzi come altra faccia della stessa medaglia di Berlusconi e vuole scuotere l’Italia dal torpore allontanando il pericolo incombente del populismo. Parla di “speranza” ed elenca il programma di governo: lavoro, welfare, scuola, diritti, lotta alle diseguaglianze. Niente “slogan” e “fake news”, niente “fiumi di parole”, niente “arroganza”: questi i buoni propositi enunciati da Grasso.

Laura Boldrini, attualmente terza carica dello Stato, farà quasi sicuramente parte di questa coalizione. Secondo indiscrezioni, dovrebbe confermare la sua adesione a LeU il prossimo 22 dicembre.

La figura di Laura Boldrini è un’arma a doppio taglio. Come Grasso, è una new entry della politica. In questi cinque anni ha infatti ricoperto una carica istituzionale, indipendente dalla coalizione di Governo e imparziale e potrebbe dunque non essere avvezza al dialogo politico, alle strategie, all’instabilità dell’esecutivo italiano. Da un lato la Boldrini rappresenta quindi un azzardo per il neo partito. La Boldrini è, infatti, una delle attuali figure istituzionali più “detestate” dagli italiani.  Le fake news, soprattutto sui social network , le hanno cucito addosso l’immagine di traditrice della Patria, amica dei clandestini e nemica degli italiani. Una figura, erroneamente associata al Governo, che rema contro la crescita del Paese, la creazione di posti di lavoro per i giovani, preoccupata soltanto di importare “risorse” da Paesi stranieri, che ovviamente rubano il lavoro agli italiani. È stato poi posto l’accento sulle sue “inutili battaglie grammaticali”, rimarcando in modo ridicolo le sue richieste di creare il femminile di molti sostantivi che prevedono solo il maschile, come “sindaca”, “avvocata”, “ministra”.  E persino la sua sacrosanta battaglia contro la violenza sulle donne è stata fraintesa e strumentalizzata, attribuendole, ingiustamente, un atteggiamento assolutorio nei confronti di aggressori stranieri e di condanna contro quelli italiani.

Matteo Salvini e i Cinque Stelle, per ovvie ragioni di consenso,  hanno cavalcato l’onda dei social e dei “meme” su di lei, fomentando paura e  astio. Dunque, sotto questo punto di vista la Boldrini rischierebbe di non portare molti voti al neonato partito politico e, anzi, di sottrarne.

Tuttavia, la Boldrini è anche una figura innovativa nel panorama della politica italiana, una speranza di cambiamento. E, per questo motivo, vale la pena puntare su di lei.

Infatti, nonostante le feroci critiche e gli insulti, che ha anche denunciato, il Presidente della Camera non ha mai pensato di ritirarsi, ha sempre continuato a lottare coraggiosamente portando avanti i suoi ideali : immigrazione, diritti civili, antifascismo, parità di genere, occupazione giovanile e digitale, di cui sarà padrona assoluta una volta installatasi in LeU.

Si mormora anche che per lei si prefigurerebbe un ruolo di primissimo piano in un eventuale Governo targato LeU, che potrebbe essere addirittura quello di Presidente del Consiglio.

Questo sarebbe clamoroso e positivo: la Boldrini sarebbe la prima donna Presidente del Consiglio in Italia, nominata non per il suo genere ma per la sua competenza. Oltre alle sue battaglie, Laura Boldrini può infatti vantare una solida formazione internazionalistica e nella comunicazione. Laureata in giurisprudenza con una tesi sul diritto di cronaca, giornalista, addetta stampa alla FAO e al programma alimentare mondiale (WFP), ha partecipato a numerose missioni in ex Jugoslavia, Caucaso, Afghanistan Tagikistan, Mozambico e Iraq, Siria, Albania, Kosovo, Yemen, Africa Sub- Sahariana e ha concluso la sua carriera internazionalistica come portavoce dell’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (UNHCR) per il Sud Europa.

Laura Boldrini darebbe lustro, insieme alla personalità autorevole dell’ex magistrato anti mafia Pietro Grasso, al neonato movimento LeU. E non solo, la Presidente rappresenterebbe l’alternativa ad una sinistra ormai sbiadita e sempre più spostata verso destra e, soprattutto, ai pericoli incombenti di populismo ed estremismo.  

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