La strategia dell’invidia

L’additare i dipendenti pubblici come casta privilegiata potrebbe far parte di una strategia che sfrutta il malcontento dei cittadini per colpire il servizio pubblico

Di Moreno Zilli

Recentemente ho letto l’intervista di Andrea Leoni a Maurizio Canetta sul sito di LiberaTV in merito all’iniziativa “No Billag”.

No, state calmi, non è l’ennesimo articolo a favore della RSI.

Interessanti le domande di Leoni, specialmente quelle riguardanti i salari e i privilegi dei dipendenti, poste dal punto di vista di coloro che non lavorano nel settore pubblico e parapubblico e quindi (forse) guadagnano di meno.

Leoni focalizza bene un certo sentimento che serpeggia da un po’ di tempo in Ticino, vale a dire una certa avversione a tutto ciò che è pubblico e in modo particolare verso i dipendenti delle amministrazioni pubbliche o organizzazioni parastatali. Ricorre sempre di più il termine “casta”, i privilegiati con salari sicuri e alti, e condizioni di lavoro ottime.

Sentimento gonfiato ad arte a scadenze regolari, l’ultima volta in occasione della votazione sull’insegnamento della Civica, vi ricordate ? La “casta” degli insegnanti.

Beh, certamente ci sono alcuni vantaggi a lavorare per lo Stato, ma cerchiamo di guardare la situazione obiettivamente. Quanti sono i dipendenti che percepiscono questi salari esorbitanti ?

Sono davvero esorbitanti ? Quanto si è tagliato negli ultimi anni ?

Sì, sì, lo so, state pensando che comunque ce l’hanno tranquilla, non possono essere licenziati e chi più ne ha più ne metta.

Ho troppi anni alle spalle d’esperienza nell’amministrazione pubblica (in Ticino e a Berna fino a dieci anni fa), non sempre tutto funziona come dovrebbe, concesso. Come in tutti i posti ci sono le pecore nere, e se adesso state pensando alla faccenda Argo1, ho delle bruttissime carte in mano, per il mio intento.

Non è però mia intenzione scrivere un’ode ai dipendenti pubblici, sicuro che ci sono ampi margini per dei miglioramenti.

No, quello che mi preme è dare uno spunto di riflessione.

I dipendenti pubblici vengono a scadenze regolari inquadrati in uno schema predefinito: quello (e mi ripeto) dei privilegiati, perché ? Perchè hanno un lavoro e un salario decente ?

Da anni i salari in Ticino calano e sono scesi in parte ad un livello intollerabile. Il momento giusto per iniziare a ridurre anche nel pubblico sfruttando il malcontento di molti cittadini, applicando una “strategia dell’invidia”?

Forse mi sbaglio, ma ho la strana sensazione che la cosa abbia metodo.

La prossima volta che sentirete parlare di una qualche casta del servizio pubblico e vi inviteranno magari a votare per tagliare un qualche budget, fermatevi un attimo e riflettete quale vantaggio ne avrete.

Allora pensate al funzionario che magari vi ha aiutato con un questionario, o al poliziotto che di notte vigila per la vostra sicurezza, agli infermieri che vi hanno curato, ai pompieri. Fate voi, ma pensateci un momento.

Non si tratta di tagliare i salari e le prestazioni a questi lavoratori, ma di riportare il lavoro e il suo compenso ad un livello dignitoso. Ho la strana sensazione che ci sia davvero una “casta”, ma un’altra che fa di tutto per impedirlo

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