Marco Romano e l’ossessione migranti

Il Consigliere Nazionale PPD chiede se tutti i treni in arrivo da oltre frontiera vengono controllati per impedire l’ingresso di migranti.

Di Fabio Amorth

Tra i corridoi di Palazzo federale c’è chi mormora che il Consigliere nazionale pippidino, spesso e volentieri, si svegli urlando, nel bel mezzo della notte, fradicio di sudore e con il terrore iniettato negli occhi. Stando a quanto si dice, a non dargli pace, a logorargli i nervi al limite dell’inverosimile è un’idea fissa. Un’ossessione. Quella per l’afflusso massiccio e indiscriminato di migranti che oltrepassano, attraversano, scavalcano, s’introducono, s’infilano, s’insinuano di sottecchi all’interno della Confederazione oltre che nei pensieri del povero Marco. Ovviamente c’è anche chi minimizza e in parte smentisce la faccenda, sollevando il dubbio che tali voci siano state fatte circolare ad arte per screditare il giovane parlamentare che, però, ha certamente a cuore il problema. Di assodato e certo c’è che la mente umana è tarata ad arte sugli assilli e le fissazioni, tanto che il recente caso Weinstein (leggi qui http://gas.social/2017/11/molestie-lepidemia-uccide/) di sicuro lo certifica. Anche se, che il gentil sesso fosse il chiodo fisso di taluni, pure di questo ci era giunta voce. Ma, sia chiaro, non in questo caso. Non per il caso Romano.

Comunque sia, a testimoniare l’interesse nutrito in cuor suo per il tema in questione, ci sono i continui appelli lanciati alla volta del Consiglio Federale, a cominciare dall’ultimo, con il quale Romano ha sollevato l’annosa questione dei convogli ferroviari non presidiati. Treni che rendono la nostra frontiera un colabrodo e che fan sì che migranti di ogni età e provenienza possano entrare praticamente indisturbati. “I flussi migratori da qualche anno si concentrano sui treni (internazionali e regionali) in arrivo in Svizzera. I migranti, sia chi chiede asilo sia chi vuole transitare, vengono intercettati dalle Guardie di Confine e dalla Polizia ferroviaria sui treni in arrivo a Briga, Chiasso e in Romandia. Il Consiglio Federale condivide che ogni treno “non controllato” genera entrate illegali? Quale percentuale di treni in arrivo viene controllata attualmente dalle Guardie di Confine? Il personale è sufficiente a garantire un’alta densità di controlli?”

Insomma, tra le righe, è evidente che Marco Romano vorrebbe qualcosina di più. Un’attenzione maggiore. Ma anche solo una carezza. Un buffetto. Una pacca sulla spalla. Un 6 in condotta. Ecco perché in precedenza, in merita alla stessa faccenda, s’era già espresso in questi termini. “Il riassetto del sistema d’asilo ha permesso di ottimizzare il trattamento delle domande d’asilo. Sussiste invece un considerevole margine di miglioramento nell’ambito del rimpatrio dei richiedenti l’asilo. A volte non è infatti possibile rimpatriare determinati cittadini stranieri, nonostante non abbiano diritto a restare in Svizzera. Altri Paesi sono più efficaci, a seconda dello Stato di destinazione, in quanto intrattengono migliori relazioni bilaterali con gli Stati in questione. La Germania, ad esempio, esegue rimpatri verso l’Afghanistan. La Svizzera deve puntare a questo approccio e cercare la collaborazione con questi Paesi e con Frontex in modo da riuscire, grazie alle sinergie conseguite, a rimpatriare le persone anche in questi Paesi di provenienza».

In soldoni, tradotto dal politichese, il Consigliere Nazionale pippidino vorrebbe che, in Europa, ci si rimboccasse tutti insieme le maniche per far sì che i profughi se ne possano tornare – presto e bene – da dove sono venuti. Perché se l’unione fa la forza, solo con la forza e la volontà vera di mandarli a casa loro, potremo forse tornare tutti a sonni, sogni e consigli finalmente più miti.  

Quindi si potrebbe dire “tutto è bene quel che finisce bene” se non fosse che l’ossessione o quantomeno l’interesse del nostro eroe ci lascia, in verità, qualche dubbio. C’è comunque qualcosa che non torna. Perché i toni sembrano tanto essere quelli di uno di quei compagni delle scuole medie seduto al primo banco di fianco alla cattedra. Da secchione. Sempre lì con la mano alzata per farsi vedere dalla maestra. Diciamocelo, più interessato ai bei voti – e in questo caso al voto degli elettori – che a un problema che poi davvero problema non è, come ci dimostrano gli ultimi dati in merito sia alle richieste d’asilo che al reale afflusso di migranti (leggi qui http://gas.social/2017/12/migranti-lassedio-non-ce/ ). Marco, che l’ossessione non sia quella di voler semplicemente essere il primo della classe?

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