I migranti e l’assedio che non c’è

A dispetto della propaganda della destra, l’afflusso di migranti e le richieste di asilo sono in ribasso in tutta la Svizzera

Di Fabio Amorth

Se il lupo non fa paura probabilmente la fiaba è di quelle raccontate male. Ci sono poi notizie che non fanno rumore. Perché non c’è la paura ad alimentarle. Notizie con le quali non ci si fa un’apertura di giornale né tantomeno di telegiornale. Una a caso ma di stringente attualità? Detto fatto. L’andamento al ribasso nell’arrivo di migranti ma soprattutto di richieste d’asilo in Svizzera. (Leggi qui http://gas.social/2017/08/asilo-i-numeri-contano-piu-degli-urli-populisti/) Anche nella Svizzera italiana. A Rancate, per esempio, si batte la fiacca. A confermarlo ci sono i dati degli ultimi mesi, in linea con quello conclusosi da poco. A novembre la struttura ha accolto in media 11 persone al giorno. E questo malgrado le sette camerate e i ben 150 posti letto a disposizione. Senza contare poi che il 4 di novembre il centro è addirittura rimasto chiuso. Non c’era anima viva. Roba che, se fosse un’attività commerciale, oltre a doverci seriamente preoccupare saremmo in piene cifre rosse. Nessun migrante. Nessuna ondata. Nessun assedio. Eppure di tutto questo è bene parlarne poco. Con un fil di voce appena. Senza far troppo baccano.

Perché oltre a non far notizia, la cosa non porta voti. Lo sanno bene quelli che c’hanno un muro per tutto. Che sulle divisioni, sul conflitto e sulle disuguaglianze, mattone dopo mattone hanno cementato la propria fortuna politica. Abbaiando, ringhiando e sbavando. Nutrendo l’egoismo e l’angoscia di quei “pochi ma buoni” ormai convinti di essere accerchiati da orde barbariche che – schiumanti di rabbia – premono alle frontiere. Mica facile confrontarsi ogni santo giorno con la minaccia dell’altro, del diverso. Un tempo era la buonanima di Giuliano Bignasca, il Nano, a voler costruire un bel muro. A Chiasso. Per proteggerci da Fallitalia e dall’invasione di frontalieri mangiapane a tradimento. In pratica lo stesso identico refrain ripreso da Trump in campagna elettorale. Un copia e incolla da ricerca di storia e geografia di prima media. Perché davvero tutto il mondo è paese.

Un paese per vecchi, il nostro. Ma di sicuro non per migranti. Che saranno pure disperati ma mica scemi. Le cose prima o poi si vengono a sapere. Vengono a galla. Le voci girano in fretta nell’era di internet. Che il fortino svizzero è inespugnabile, anche grazie alle leggi vigenti non certo orientate all’accoglienza, lo sanno perfettamente. Ecco perché, sull’arco degli ultimi sette, non ci sono mai state così poche domande d’asilo come quest’anno. Continuare a bussare alla porta di una casa dove già si sa che la nostra visita è sgradita sarebbe da stupidi. Quindi un plauso va senza dubbio a quanto detto e fatto dall’UDC, in decenni di campagne antistranieri condotte a livello nazionale. Le frontiere sono chiuse. Promessa mantenuta.

Ma ora che siamo finalmente sigillati nel nostro bel bunker alpino, con chi ce la prenderemo al prossimo giro? Chi avrà l’onore d’indossare i panni del babau? Quale sarà la fisionomia del prossimo orco, ammesso che se ne riesca a trovare uno all’altezza del ruolo? Comunque sia, tranquilli. Quanto ci vogliamo scommettere che il tormentone, lo spauracchio dei rifugiati e dei richiedenti asilo tornerà puntuale non appena ce ne sarà il bisogno? Magari alla prossima campagna elettorale? Sì, perché talvolta la realtà ha il disperato bisogno di nutrirsi di favolette.  Poiché, senza un pizzico di paura, il rischio è che la pillola rimanga sul comodino. Di fianco al bicchiere mezzo pieno.    

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