Mondiali 2018, per la Svizzera è durissima

La Nazionale di Petkovic inserita nel gruppo E con Brasile, Serbia e Costa Rica: serve l’impresa, decisamente.

Di Marco Narzisi

Non è andata bene alla Svizzera il sorteggio dei gironi per i Mondiali del prossimo anno in Russia. L’urna ha assegnato alla nazionale rossocrociata, inserita nel gruppo E, fra le squadre di prima fascia nientepopodimeno che il Brasile di Neymar, che sembra aver dimenticato la tragedia del Mondiale casalingo del 2014 terminato con l’umiliazione del 7 a 1 subito dalla Germania: la Seleçao ha stravinto il girone di qualificazione sudamericano, che con Argentina, Uruguay, Cile e Colombia non è esattamente il più facile, e si presenta fra le favorite. Non è stato favorevole neanche il sorteggio delle altre squadre del girone, diciamo anche che si è pescato quasi il peggio che poteva esser pescato: dalla terza fascia è venuto fuori il Costa Rica, rivelazione di Brasile 2014, in cui mandò a casa l’Italia e l’Inghilterra, sicuramente un cliente difficile. Dalla quarta e ultima fascia, quella che contiene in teoria le squadre più deboli, abbiamo ricevuto la Serbia, in quello che per il Ticino, e in generale per la Svizzera tutta, sarà una specie di derby data la nutrita comunità serba che vive nel nostro Paese. Squadra rognosissima, quella balcanica, erede un po’ decaduta della grande tradizione del calcio della ex-Jugoslavia, probabilmente, fra le squadre di quarta fascia, la peggiore che poteva capitare alla Nati insieme alla Nigeria. Sarà un girone durissimo, che inizierà il 17 giugno a Rostov proprio contro la Seleçao, proseguirà il 22 giugno a Kaliningrad contro la Serbia e terminerà a Nižnij Novgorod il 27 nell’ultimo match contro il Costa Rica: la sofferenza è garantita.

Non mancano altri motivi di interesse nel sorteggio, a cominciare dal gruppo B, che vedrà, oltre che il derby iberico fra Portogallo e Spagna, anche una partita dal discreto significato politico fra le Furie Rosse e il Marocco: fra i due Paesi non mancano le tensioni, a causa delle rivendicazioni del Marocco sulle enclavi spagnole di Ceuta e Melila, meta di molti migranti che attraversano il deserto, tensioni sfociate in una vera propria crisi diplomatica nel 2002 a seguito dell’occupazione da parte del Marocco di un isolotto, Pereji, conteso fra i due Paesi.

Le debuttanti Islanda e Panama sono state decisamente sfortunate: alla prima, tocca l’Argentina di Messi, ai centroamericani invece è toccato il Belgio della nuova ondata di fenomeni figli della seconda generazione di immigrazione, da Lukaku a Fellaini, Benteke, e via dicendo. La Svezia che ha eliminato l’Italia, invece, è finita nel girone con i campioni in carica della Germania, il tostissimo Messico e la Corea del Sud, mai da sottovalutare.

Gli altri gironi, in generale, non presentano sfide di altissimo livello per le big: fa eccezione, forse, il gruppo D, in cui, a parte l’Argentina di Messi, Croazia e Nigeria sono squadre di alto livello, e l’Islanda si presenta accreditata al ruolo di guastafeste. Per il resto, sembrano, a una prima impressione, mancare le grandi sfide: persino la Russia, testa di serie in quanto Paese organizzatore, appare inferiore all’Uruguay, piazzato in seconda fascia; anche Belgio – Inghilterra potrebbe essere una sfida interessante, ma i britannici nelle grandi occasioni hanno spesso deluso (ultimo piazzamento di rilievo il quarto posto di Italia ’90).

La speranza, per tutti gli sportivi, è che anche in questi Mondiali, come agli Europei di Francia, venga fuori una outsider, la squadretta rompiscatole che rovina la festa alle grandi, come l’Islanda a Euro 2016, o il Costarica al mondiale brasiliano. Guardiamo tutti con interesse proprio agli scandinavi, o alla debuttante Panama, o ancora al ritorno di Senegal, Egitto e Perù, aspettando che l’appuntamento mondiale ci regali delle belle favole di sport, quelle che rendono il calcio, tutto sommato e al di là delle magagne, ancora degno di essere seguito.

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