Naturalizzazioni ancora sotto tiro

Ancora una naturalizzazione negata senza motivo alcuno, per di più con voto segreto, stavolta nel comune di Lamone.

Di Francesco "Cick" Cavalli

Ancora una naturalizzazione negata senza motivo alcuno, per di più con voto segreto, stavolta nel comune di Lamone. Non ci si deve meravigliare, perché non passa domenica senza che il bollettino leghista di Quadri non si scagli in un modo o un altro contro quelle che definisce “naturalizzazioni facili”. Ma le cose non stanno per nulla così e lo posso affermare anche in base ai 12 anni di permanenza nell’apposita commissione del Gran Consiglio. Anche in quella sede non mancavano da parte della destra continui appelli per la posa di “paletti” sempre più stretti.

E allora mi permetto di intervenire affrontando tre aspetti che mi sembrano importanti.

Chi decide?

Dapprima è interessante riflettere sulle istanze preposte alla concessione della cittadinanza. Attualmente in Ticino il richiedente deve ottenere il consenso di Municipio, Consiglio Comunale, Consiglio di Stato e Gran Consiglio, cui va aggiunta l’autorizzazione federale. Cinque istanze dunque. Sono davvero tutte necessarie? In parecchi Cantoni la competenza è, almeno in parte, delegata agli esecutivi che, secondo me, sono sufficientemente attrezzati per valutare oltre alle condizioni formali anche il grado di integrazione E non mi sembra che ciò conduca alle cosiddette “naturalizzazioni facili”. Nel semicantone di Obwaldo (che non è certo di sinistra) recentemente si è persino deciso di delegare la competenza ad una speciale commissione. Per contro nei legislativi si può assistere a decisioni politiche o persino emotive, che poco o nulla hanno a che fare con la legislazione. Si assiste così a dinieghi immotivati che poi spesso vengono annullati in sede di ricorso. Per non parlare del voto segreto che dovrebbe essere abolito e che invece qualche esponente della destra vorrebbe estendere. A Locarno è pendente una mozione in tal senso già approvata dalla maggioranza della commissione preposta. Speriamo che il plenum sia più saggio.

Il nostro Gran Consiglio, in occasione della revisione della legge cantonale, più che altro un adeguamento alla nuova legge federale, che comporta già non pochi inasprimenti, ha tirato dritto rifiutando qualunque alleggerimento della procedura. Siamo così sempre tra i cantoni più esigenti in materia di cittadinanza. Altro che naturalizzazioni facili!

Lo “jus soli”

Il secondo aspetto è quello delle agevolazioni più o meno ampie concesse ai richiedenti nati e scolarizzati in Svizzera. In altre nazioni a noi vicine vige, con sfumature diverse, lo “jus soli” che consente la naturalizzazione automatica o facilitata a chi è nato nel paese. In Italia il tema era in via di approvazione ma poi le incombenti elezioni hanno congelato tutto. Da noi si procede a piccoli, piccolissimi passi. Siamo arrivati con la votazione popolare del 12 febbraio 2017 alla naturalizzazione agevolata (non automatica) degli stranieri di terza generazione. Meglio che niente, ma la strada è ancora lunga.

Il doppio passaporto

Infine una terza questione che riappare a scadenze regolari è quella del doppio passaporto che per me è una ricchezza che va mantenuta. Francamente non riesco a capire perché da parte dei movimenti di destra ci si ostini a voler negare al neo svizzero integrato di poter mantenere un legame anche giuridico con la terra d’origine. Qui non si tratta più di integrazione, ma di assimilazione.

Ma c’è un altro aspetto, di cui nessuno parla, che non si può dimenticare. Svizzera e Ticino sono stati, e in parte sono ancora, terre di emigrazione. Quanti nostri emigrati hanno acquisito la cittadinanza del paese ospitante pur mantenendo e trasmettendo ai discendenti, quello rossocrociato? Sicuramente molti e ne siamo tutti contenti, leghisti compresi. Un esempio tra i tanti è l’Argentina, meta di parecchi nostri migranti tra Ottocento e Novecento. A seguito delle ricorrenti crisi economiche e politiche alcuni loro nipoti o pronipoti (e ne conosco più d’uno) hanno deciso di tornare nella madre patria. Fortunatamente avevano ancora il passaporto svizzero per cui non hanno incontrato particolari difficoltà. Si sono integrati con successo pur mantenendo regolari contatti con il paese in cui sono nati e magari ai prossimi mondiali tiferanno ancora “Albiceleste”.

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