Quadri cresciuto dalla RSI

Lorenzo Quadri finge di ignorare l’indotto della RSI.

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Oggi, sul Mattino, Quadri Lorenzo, direttore, pagato 200’000 franchi dai contribuenti per pigliarsi sul suo giornale ogni settimana la pubblicità UPC Cablecom e per tenersi un loro tirapiedi in Parlamento attaccato alle terga, dicevamo, quel Quadri, si cimenta in voli fantasiosi di fantaeconomia.

Voli che naturalmente fanno a pezzi RSI e inneggiano al settore privato. Sul Mattino Quadri scrive che la RSI è il più grande piano occupazionale del Paese e che con 250 milioni un imprenditore privato creerebbe 1800 posti di lavoro, non 1200. Poi parla, ovviamente, dei lauti stipendi degli impiegati di Comano.

Quadri però non ci dice che lo studio del BAK di Basilea, l’istituto indipendente svizzero di ricerche economiche (pubblicato e consultabile al sito rsi.ch) certifica che oltre ai 1200 posti di lavoro diretti, ce ne sono almeno altri 500 di indotto, raggiungendo così la cifra che Quadri indica come virtuosa.

Cattivelli, ci permettiamo di ricordare che i lauti stipendi della RSI e il buon dispositivo sociale hanno permesso a Lorenzo Quadri di studiare (suo padre è pensionato RSI) e ad Alain Bühler (sua madre è impiegata RSI) di formarsi e trovare un lavoro. E non scordiamo nemmeno i diversi esponenti leghisti che hanno avuto o hanno parenti stretti che lavorano in azienda. Un presunto piano occupazionale che non sembrerebbe discriminare i leghisti, anzi.

Ricordiamo anche a Quadri che se si battesse con altrettanta energia per alzare gli stipendi da fame di alcuni settori in Ticino, forse i dipendenti della RSI non sembrerebbero così “privilegiati”.

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