Trump infiamma il Medio Oriente

La decisione di Trump di trasferire l’ambasciata USA a Gerusalemme è uno schiaffo al mondo arabo e al processo di pace in Medio Oriente

Di Corrado Mordasini

Definire scellerata la decisione di Donald Trump di trasferire l’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme è ormai chiara a tutti. Commentatori, giornalisti, politici, chi più, chi meno, si rendono conto dello schiaffo morale che gli USA hanno dato così al mondo arabo.

Ci starebbe anche se avesse un fine, se questa operazione partisse dall’idea di avere un vantaggio. Nessuno è così ingenuo da pensare che uno Stato non agisca per mero tornaconto. Che sia una politica buona o una cattiva, l’orientamento dello Stato è di trarre vantaggio per se stesso o per l’élite che lo comanda. Ma qui, tutti sono concordi nel non capire le motivazioni di Donald Trump, sempre che nella sua politica folle ne abbia bisogno.

Gerusalemme, la Città Eterna, anticamente capitale dello Stato giudaico prima dell’occupazione romana, è stata per secoli e millenni contesa, tra bagni di sangue, occupazioni, avanzate o ritirate di una o l’altra religione, da uno o l’altro esercito. Città santa per le tre religioni monoteiste, il suo fragile equilibrio oggi si fonda tra un accordo che regge per miracolo da anni.

Nel 1967, Israele ne occupa la parte orientale e più tardi il Parlamento israeliano ne sancisce unilateralmente l’indivisibilità.

Non stiamo qui a fare geopolitica. Persone più informate e capaci di noi potranno fare tutte le analisi del caso. Il gesto di Trump, fatto con una incredibile leggerezza e che persegue un incomprensibile disegno, sta già sollevando le misere folle palestinesi. Cominceranno i primi morti, scorrerà di nuovo il sangue per l’odio degli uomini, per le politiche di destra del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e del presidente USA Donald Trump, persone incapaci di costruire sull’intelligenza ma abili a edificare sull’odio che alimenta i propri bacini di astiosi voti, voti che poi crescono in seguito alle stesse ondate di odio da loro create. È un gatto che si morde la coda. Un gatto magro e spelacchiatto, ma robusto e crudele, una bestia che si ciba di anime e che le sputa come un macchinario di fabbrica.

Se la pace in Medio Oriente fino a ieri era un miraggio, ora è solo un refolo di fumo che si disperde nell’aria. Attendiamo con ansia le prossime mosse del presidente meno popolare nella storia USA e uno degli uomini più pericolosi che abbiano mai occupato la sala ovale. Shalom.u

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