Africa, il futuro è donna

In Ruanda è il primo Paese al mondo con un parlamento al mondo a maggioranza femminile. E i passi avanti per la parità si susseguono

Di Fabio Amorth

Che dalle macerie di un genocidio si possa risorgere più forti e più uniti che mai lo dimostra la storia di un piccolo Stato dell’Africa centrale. Dove, nella capitale Kigali, i pedoni hanno semafori che indicano i secondi che mancano prima che scatti il verde così da poter attraversare le strisce in tutta sicurezza. Uno Stato nelle cui foreste vivono gli ultimi gorilla di montagna, specie protetta poiché sul orlo dell’estinzione, e con il primo parlamento al mondo a maggioranza femminile. Lo Stato in questione è il Ruanda, salito agli onori delle cronache per il cruento massacro etnico che a metà degli anni Novanta provocò la morte di 800.000 persone, in maggioranza Tutsi barbaramente uccisi a colpi di machete.

Ma com’è stato possibile che dopo quanto era accaduto, in una sola generazione, le donne siano riuscite ad avere le stesse identiche opportunità degli uomini? La promozione dei diritti e lo sviluppo della condizione femminile sono fra le dirette conseguenze del dramma collettivo vissuto proprio nel 1994, quando la maggioranza dei sopravvissuti, in una società prevalentemente patriarcale, furono le donne. Così, nel doversi rimboccare le maniche e ricominciare a vivere, il ruolo di quest’ultime è stato fondamentale. Prima tappa del cambiamento la legge di successione, approvata nel 1999, che permise loro di avere gli stessi diritti degli uomini. Al diritto all’eredità si sono aggiunti poi quello alla terra, alla parità salariale e alle stesse opportunità in tutti gli ambiti sociali. Una scommessa, l’aver puntato sulle donne, che in breve tempo ha dato frutti prodigiosi, facendo sì che nelle prime elezioni del dopo genocidio, ottenessero quasi il 50% dei seggi.

Ecco perché nel 2008 la Terra dalle Mille Colline, la Svizzera dell’Africa, una piccola nazione montuosa e senza sbocchi sul mare di poco più di dieci milioni di abitanti, con il 56% di donne è diventato il primo parlamento al mondo con una maggioranza femminile. Ma non tutto quel che luccica è oro. Nonostante gli indubbi passi avanti fatti nel ricostruire il tessuto sociale di una nazione devastata da un olocausto, la strada verso la reale emancipazione femminile rimane ancora lunga e impervia. Un’emancipazione avvenuta grazie alla volontà del presidente Paul Kagame, esponente del Fronte Patriottico Ruandese, che ha saputo dare un futuro di speranza e di prosperità, ma anche di riconciliazione a un paese retto per trent’anni da una ristretta élite hutu mafiosa che costringeva la popolazione alla più assoluta povertà per accumulare ricchezze personali, favorire gli affari degli imprenditori francesi e garantire il potere temporale della Chiesa Cattolica.

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