Asel, odiata appena nata

Vergognosi commenti razzisti alla notizia che la prima nata del 2018 in Austria è una bambina di famiglia musulmana

Di Corrado Mordasini

Asel ha oggi otto giorni di vita. 8 giorni dove lei, piccola pallina di carne sgusciata dal ventre di mamma poco dopo la mezzanotte del 1 gennaio 2018, ha potuto cominciare a capire il mondo che la circonda: a sentire il calore del seno, la dolcezza delle carezze, la piacevolezza di un pancino pieno.

Asel è nata in Austria ed è musulmana. Mica una colpa, o forse sì, in quell’Austria che con l’attuale inquietante cancelliere alleato con l’estrema destra, Sebastian Kurtz, sembra avere perso la bussola. Una bussola che invece di indicare il nord, indica abissi di odio e cattiveria che hanno sommerso la piccola Asel nei primi giorni della sua vita: “Spero nella morte in culla”, “deportate questa feccia”, solo alcuni dei messaggi vomitati dalla Rete. Un copione a cui ormai siamo abituati.

Una grande tristezza che va a colpire persone innocenti in fondo, la cui unica colpa è procreare, un atto che per certa gente equivale a un crimine. Perché non è evidente dover dividere la propria gioia, la felicità per un figlio appena arrivato con l’immotivato odio che colpisce indiscriminatamente e senza pietà. La si vive male, l’avranno vissuta male papà e mamma e speriamo che la piccola Asel in fondo non lo sappia mai, non sappia quale crudeltà ha accompagnato i suoi primi vagiti.

Poi ci sono le storie di sostegno, le associazioni che si battono per i diritti dei migranti e dei rifugiati. C’è l’azione dimostrativa di Klaus Schwertner, un funzionario viennese di Caritas che ha lanciato un appello per mandare auguri e messaggi di affetto alla neonata Asel.

17’000 persone in poche ore hanno dimostrato che c’è un altro mondo la fuori, che non è virtuale ma vero. In migliaia hanno inviato la loro solidarietà per raccontare che c’è forse ancora speranza in questo gennaio del 2018.  C’è per Asel, per l’Austria, per noi tutti.

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