Barracuda Aquilina e la vendetta delle donne

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Si è concluso pochi giorni fa il processo a Larry Nassar, il medico della Nazionale statunitense di ginnastica artistica che ,tra il 1996 e il 2012, ha abusato di centinaia di atlete, quasi tutte minorenni. La sentenza è durissima: Nassar è stato riconosciuto colpevole dei reati a lui ascritti e condannato a 175 anni di carcere.

Quello al medico orco è un processo destinato a passare alla storia.  Non solo perché ha squarciato il velo che copriva gli scandali sessuali nel mondo dello sport americano, ma anche e soprattutto perché ha reso le donne vittime di violenza le vere protagoniste. A tutte le atlete che hanno subito abusi dal medico è stata infatti data la possibilità di testimoniare e in aula si sono presentate circa cento ragazze. Le giovani donne hanno affrontato coraggiosamente lo sguardo del loro aguzzino, alcune riportando dettagliatamente le violenze subite, altre rivolgendosi direttamente a lui per chiedergli il motivo di quella che è stata, oltre a una barbarica violenza, il tradimento di una fiducia riposta. Nassar era per le ginnaste un educatore, un punto di riferimento in una fase essenziale della loro crescita non solo sportiva, ma anche personale. E i loro genitori le avevano affidate ad un professionista di cui si fidavano ciecamente. Le testimonianze delle ragazze, estremamente toccanti, stanno circolando in rete e si spera diano ad altre giovani in tutto il mondo il coraggio di denunciare abusi.

La protagonista assoluta del processo, tuttavia, colei che lo ha reso così empatico, è la giudice Rosemarie Aquilina. E’ lei che ha condotto le udienze quasi come fossero una sorta di rito catartico, uno strumento di vendetta più che un imparziale mezzo di accertamento della verità.  Un dibattimento del genere sarebbe impensabile alle nostre latitudini, poiché negli ordinamenti giuridici continentali il processo si basa sul contraddittorio tra le parti davanti al giudice terzo ed equidistante e non lascia spazio ad alcuna emozione.

Ma chi è la giudice Rosemarie Aquilina? 59 anni, metà maltese e metà tedesca, diviene mamma giovanissima, ma non rinuncia all’università. Dopo aver terminato gli studi in Legge inizia a lavorare come legale nell’esercito. E’ lì che si forgia, facendosi notare per il suo carattere tenace e guadagnandosi il soprannome di “Barracuda Aquilina”.  Rosemarie è una che non molla, che non accetta sconfitte, una combattente che va fino in fondo per ottenere ciò che secondo lei è giusto.

E questa sua tempra da barracuda l’ha dimostrata anche al processo Nassar, arrivando a stravolgerne le regole dell’imparzialità. Non solo ha definito le vittime “sopravvissute”, rivolgendosi direttamente a loro, ma ha persino rifiutato di leggere la memoria difensiva dell’imputato. Il suo gesto sprezzante di prendere la memoria e gettarla senza nemmeno darle un’occhiata è ormai diventato virale in rete.

E quando Nassar ha dichiarato di essere provato psicologicamente dal confronto diretto con le sue vittime, Aquilina ha replicato durissima: “ascoltare le testimonianze per cinque giorni non è niente rispetto al lunghissimo tempo in cui hai abusato delle ragazze rovinando la loro vita”.

“Ho appena firmato la sua condanna a morte” e “ne sono onorata” ha concluso prima di leggere la sentenza. Una condanna a morte firmata da Barracuda Aquilina ed eseguita dalle donne violate di tutto il mondo.

 

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